5 cose che hanno in comune Tim Burton e Torino

Laura Cappelli Pubblicato il 29 Novembre 2023
schedule 8 min

La magia della Mole

Nella pancia della Mole, da qualche giorno, si agitano mostriciattoli reietti, ragazzine sfidanti, bambini ostrica, spose zombie, marziani tutto cervello e spiritelli porcelli. La mostra The World of Tim Burton (al Museo del Cinema fino al 7 aprile 2024) è la prima volta del regista californiano a Torino (e in Italia) e la città l’ha presa benissimo, a giudicare dalle file infinite su Via Montebello.

Le 9 sezioni tematiche e le 500 opere esposte – fra bozzetti, disegni, pupazzi cult in 3d, spezzoni video e idee di progetti mai nati – si srotolano per i piani del Museo come un unico lungo viaggio negli incubi teneri e nei sogni di rivalsa del signor Tim Burton. 

La prima volta che ho sbirciato all’interno della Mole era in un film di Davide Ferrario – Dopo Mezzanotte – e mi sembrava incredibile che in Italia potesse esistere un posto così vintage e romantico dedicato al cinema. Dopo tanti anni, tante salite in ascensore e chilometri di passeggiate sospese sui suoi corridoi, vederla abitata da barbieri killer e regine di cuori vendicative mi ha fatto capire qualcosa in più di questo posto. Le icone riottose di Tim Burton vanno perfettamente d’accordo con le vecchie dive del cinema muto e si mescolano coi cimeli permanenti di questo mondo strano, come se ci fossero sempre state. E questa, signore e signori, la chiameremo la magia del cinema e della Mole.

L’amore per i B movie e film horror

Tim Burton è sempre stato un fan di Mario Bava e degli horror della scuola italiana. Si narra anche che da ragazzino si rifugiasse nei filmoni della Hammer in cerca di un rilassante diversivo serale dalle giornate trascorse nella tenerissima sede della Disney, dove per un periodo ha lavorato, suo malgrado. Anche Torino – set di horror memorabili come Profondo Rosso – non ha mai nascosto la sua passione per le pellicole spaventose e al genere ha dedicato anche il TOHorror, un festival cult per veri appassionati. Negli anni, anche il TFF ha dimostrato una certa attrazione per il filone e nel 2022 è nata la sezione THE CRAZIES, pensata apposta per non farci dormire tranquilli. A chi ha qualcosa da ridire su un genere in realtà così rassicurante e codificato come l’horror, consiglio di iniziare con un bel Il mistero di Sleepy Hollow d’annata. Il cavaliere senza testa fa abbastanza paura ma tanto poi arriva Johnny Depp. 

Quelle certe ossessioni

Se dici a Roma che la Nuvola di Ghigo è sacra, ti guardano davvero male e non hanno idea di cosa tu stia parlando. Ma a Torino, dai primi di novembre, si fa già la fila per ordinarla e guai a non averne una in casa per Natale. Se vi state chiedendo cosa c’entri un pandoro ricoperto di burro con Tim Burton forse non avete presente quanto, sia Torino che il regista, siano vittime di certe ossessioni. 

Tim Burton ha un segno stilistico inconfondibile: è il più cupo, ironico, anti-Wes Anderson al mondo. Ha una schiera di attori feticcio (oltre a Johnny Depp, ricordiamo Helena Bonham Carter, Lisa Marie, Michael Keaton, Winona Ryder, Eva Green, Danny DeVito) e una passione sfrenata per le storie di reietti, freak e giovani donne ribelli, che emerge dal primo bozzetto della sua vita al mitico Balloon Boy esposto al MOMA di New York. Se non bastasse ha pure la statuetta di Godzilla su ognuna delle sue scrivanie. Allo stesso modo Torino ha decine di ossessioni maniacali, eleganti, talvolta folli ma che difende sempre con orgoglio. Di fatto, in nessun’altra città al mondo, ho sentito parlare con tanta passione di una zuppa di aglio, del primo parlamento d’Italia, di una mitologica zona di locali notturni underground o di un piatto di carne cruda.

Il look total black 

Le torinesi mi perdoneranno se faccio notare che potrebbero prestare tranquillamente tutti i loro vestiti a Tim Burton? Lui ha dichiarato di scegliere sempre i look total black per non starci a pensare troppo la mattina, e voi ragazze che scusa avete? In ogni caso perdono entrambi per questa scelta di vita tanto radicale e dark. Come dimostra Tim in fondo, la fantasia, nella vita, potete metterla tranquillamente altrove.

Le lucine di Natale

Una delle salette della Mole dedicate alle opere di TB ospita una mini esposizione di disegni a tema festività. Abbiamo sempre creduto che Tim odiasse il Natale, tratte anche in inganno da quel Nightmare Before Christmas, tutto scheletri e fastidio, che non diresse ma che animò con il suo stile indimenticabile. Pare invece che il regista, nel clima mite e soleggiato della sua California, sognasse spesso alberi di Natale luccicanti e strade tirate a festa. Da questo punto di vista Torino ha poche rivali. E’ davvero difficile quassù non venir travolte – nel bene e nel male – dall’atmosfera natalizia nella città delle Luci d’Artista, delle piazzette parigine e degli storici caffè (ricordiamo pure che a Torino c’è una bottega che vende roba di Natale 365 giorni l’anno). Quindi, caro Tim Burton, bando agli indugi: torna a trovarci presto, sta Nuvola di Ghigo aspetta a te!

All images © 2023 Giada Fussi

Ti piacciono le foto e vorresti usarle per raccontare la tua attività? Clicca qui e scopri come!