DOV Home: la nuova frontiera della gastronomia è in Aurora

Ludovica Conte Pubblicato il 19 Marzo 2024
schedule 7 min

Cosa succede se togli le sovrastrutture di un locale? Onestamente fino a prima di andare da DOV – home restaurant aperto da poco in zona Aurora – non ci avevo mai pensato. Siamo così abituati a considerare gli arredi, le luci e più in generale l’atmosfera della sala come parte integrante delle nostre esperienze gastronomiche da perdere di vista ciò che si nasconde dietro. E non parlo solo dei piatti. Mangiare da DOV Home, o per meglio dire, mangiare a casa di Chiara e Gabriel è un’esperienza catartica. Di quelle che ti lasciano un gomitolo di emozioni non appena finiscono, ma che una volta interiorizzate ti regalano una visione del tutto nuova di questo mondo, e adesso vi spiego perché.

Perfetti sconosciuti

Dopo aver suonato il campanello al civico di via Aosta 20/bis veniamo accolte da Nina, la bassottina nonché la mascotte di casa, e subito dopo dai sorrisi di Chiara e Gabriel che ci hanno fatte accomodare sui divanetti intervallando le loro storie con cocktail di benvenuto e amuse bouche. A fare da sfondo un disco dei Red Hot Chili Peppers.

Chiara. Una laurea in filosofia e una grande passione per il vino e i tarocchi. A questo poi si aggiungono una curiosità innata per il futuro e un amore da coltivare che la portano a lasciare la Toscana per trasferirsi a Torino.

Per Gabriel invece Torino è sempre stata casa. Chef anarchico e irriverente, nel corso degli anni si è preso tutto il tempo che gli serviva per imparare, capire e studiare tecniche e lavorazioni da diverse cucine del mondo senza mettere mai da parte estro e sensibilità. Con la sua cucina racconta dei suoi viaggi, fatti semplicemente con uno zaino in spalla, le scarpe giuste e tanto spirito d’avventura.

Cosa si scopre da DOV Home

Ecco quindi che dopo aver rotto il ghiaccio ed essere andati oltre le barriere del primo incontro ci siamo messe a tavola, con ancora tanta curiosità e tanta voglia di conoscerci. E così abbiamo scoperto che un carpaccio di pesce spada può sostituire dignitosamente un vitello tonnato, che Pablo Neruda ha dedicato un’intera poesia (anche lunga) alla patata, che la sigla AA non sta per Alcolisti Anonimi ma per l’accoppiata – a mio avviso più che vincente – di acido e amaro in un risotto. Ma soprattutto che la cucina è una cosa di tutti, come ci ha voluto dimostrare il Fat Bamboo, un paninetto scomposto e farcito con pancia di maialino brasata, sedano rapa e pesto di rucola avvolto in una foglia di bambù e il cui modo di mangiarlo è stato improvvisato una sera da una commensale che ha poi spianato la strada a noi posteri (non so chi tu sia, ma ti ringrazio).

A condire il tutto c’è stata l’astrologia, i segni zodiacali, ma anche i tarocchi e la filosofia (e anche qualche momento gossip perchè siamo pur sempre delle drama queen). Il disco dei Red Hot nel frattempo è finito, e al suo posto sul giradischi si è materializzata la voce di Thom Yorke, l’unica cosa realmente in grado di lenire la mia anima e che, insieme al vino, alle confidenze e alle carte di Intuiti è stata come una morbida carezza.

L’ingrediente segreto è l’umanità

Insomma, per quanto certe realtà si possano avvicinare all’idea di intimità per i loro livelli di accoglienza e convivialità, niente sarà mai più intimo di ritrovarsi a cena a casa di qualcuno. Siamo abituati a farlo con amici e parenti, certo, ma entrare nelle case di sconosciuti per un pasto è come affacciarsi sulle loro vite, vedere cosa c’è dentro. E niente potrà mai essere più intimo di questo. Per questo ringrazio Chiara e Gabriel. Perchè ci hanno fatto scoprire un modo diverso di fare ristorazione e accoglienza, ma anche per essersi messi a nudo e averci permesso di toccare con mano quell’intima umanità che di solito ci viene spontaneo proteggere.

Perciò per rispondere alla domanda con cui ho iniziato questo pezzo, ecco cosa succede se togliamo le sovrastrutture di un locale. Torniamo ad essere niente di più (ma anche niente di meglio) di ciò che realmente siamo. Piccole comunità intente a “scambiarsi la vita mangiando”.

Grazie di cuore ragazzi.

food designer

Tutte le immagini sono di © Arianna Cristiano 2024

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