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Ettore Germano | cantina con terrazza su Serralunga d’Alba

Ettore Germano | cantina con terrazza su Serralunga d’Alba

Io e gli altri amici stradari siamo finiti nella cantina Ettore Germano dopo una lauta magnata all’Osteria il Cortile, ma di questo ne abbiamo già parlato qui! Proprio nel cuore dei comuni nei quali si può produrre il Barolo DOCG si trova Serralunga d’Alba, la ridente cittadina che ha pure un bicchiere di vino e un grappolo d’uva nel suo stemma. Quale posto migliore se non questo per un pomeriggio all’insegna di tradizioni di famiglia e bicchieri di vino?

Ettore Germano
Località Cerretta, 1 | Serralunga d’Alba (CN)

Visite su prenotazione.
Prezzo | a partire da 25€

Sito | Instagram | Facebook

Le ragioni per andare da Ettore Germano:

  1. La storia: qui si tratta di famiglie con amore immenso verso i luoghi che gli hanno dato di che vivere in un periodo in cui le Langhe non erano quelle che conosciamo oggi. Dalle tradizioni contadine a Patrimonio dell’Unesco. 
  2. Baroli Baroli… e bianchi in Langa: il Barbareschh sapete bene essere il mio vino prefe, ma tra i Baroli e l’Herzu qui la scelta è davvero ardua. 
  3. E la vista: Qui c’è la possibilità di vedere le colline piene zeppe di vigne. Si possono vedere addirittura dalla zona di produzione e non solo dalla sala degustazione. Che fai te ne privi?

Ettore Germano: una storia contadina che dura da  4 generazioni

Fare il vino in Langa generalmente è un affare di famiglia. Ce lo racconta Sergio, che ci accoglie nel suo mondo raccontandoci la loro storia e i suoi territori. Una storia lunga giusto qualche giro intorno al sole, che parte dal 1856. Come tante famiglie della zona, anche la famiglia Germano pone le sue fondamenta su uomini dediti alla cura della terra. Contadini e viticoltori che perlopiù vendevano le loro uve ad aziende e privati. Ma intorno agli anni ‘50, galeotta fu l’intuizione di Ettore che, insieme alla moglie, iniziò ad ampliare l’azienda e decise di iniziare anche l’attività di produzione. Erano gli anni del boom agricolo con aziende che iniziano a fioccare intorno a tutto il territorio langarolo e oltre. Ma Ettore, cresciuto in vigna insieme alla sua famiglia, diventa innestatore e nel corso degli anni fonda la vera e propria azienda nel 1975. Solo nei decenni successivi, insieme proprio a Sergio, l’azienda assume l’importanza e il valore che tuttora mantiene, quando viene vinificata e imbottigliata tutta l’uva prodotta.

Importanti vigneti e Cru sono diventati di proprietà di Germano tra cui le rinomate Vignarionda, Ceretta, Prapò, Lazzarito e Cigliè. 

Durante il giro in cantina (che lusso vedere i vigneti anche da qui, proprio dietro alle botti!), Sergio ci racconta con passione il suo legame con la terra. Di quel legame con la natura che lo ha portato a voler migliorare sempre, dando la precedenza al benessere dei territori e dei vigneti, nel rispetto di tutta la sua biodiversità. L’attenzione giornaliera della zona di produzione, con tante lavorazioni ancora manuali, e utilizzo di tecnologie volte al preservare l’uva, hanno portato l’azienda all’eccellenza che è oggi. Un totale di 9 ettari dove la produzione verte per la maggior parte su Barolo,Nebbiolo, Barbera, Nascetta, insieme a Riesling, Chardonnay e Pinot Nero. 

Via alla degustazione e via (finalmente) ai pregiudizi sul tappo a vite!

Dopo esserci riempiti gli occhi di bellezza dalla terrazza della sala degustazione ed aver conosciuto Elena (la moglie di Sergio che si occupa dell’amministrazione e delle visite), abbiamo aperto le danze. Iniziamo con l’Alta Langa Extra Brut Metodo Classico, perché la bolla per rompere il ghiaccio ci sta sempre. Un perlage che stuzzica le papille, fine e persistente. È uno spumante millesimato che spazia negli aromi del pane fino alle mandorle amare. Irrompo poi con la domanda scomoda per eccellenza, vedendo arrivare la Nascetta. Tappo a vite si o no? Sergio allora ci racconta la loro esperienza con il tappo a vite stelvin, che utilizzano su gran parte della gamma dei vini ad esclusione di Barolo, Barbera e ovviamente gli spumanti. Una scelta che per alcuni potrebbe sembrare coraggiosa, ma che io apprezzo molto per iniziare ad eliminare i pregiudizi su questo tipo di tappo, che in realtà è davvero funzionale. Torniamo a uno dei miei vini bianchi preferiti, la Nascetta. Ho un debole per questa Nascetta che, in seguito a 10 giorni di macerazione sulle bucce e parte dell’affinamento in anfora, regala un bouquet incredibile. Il giusto equilibrio di mineralità, sapidità e acidità si fonde con gli aromi erbacei piuttosto persistenti di erbe aromatiche come la salvia. Sublime! Come anche l’Herzu, il famoso Riesling di famiglia che, a forza di nominarlo, Sergio ha fatto assaggiare ai miei amici di bevuta. Un sorso di questo nettare giallo paglierino con riflessi verdognoli e si è subito Tropici. Infatti i frutti tropicali, con delicate note minerali rendono questo vino fresco e tenace. Vi farete poi raccontare da Sergio la peculiarità della sua fermentazione! 

Proseguiamo questo crescendo di meraviglie con 3 Baroli d’eccellenza. Degustiamo il Barolo DOCG Cerretta 2017: un Barolo classico tradizionale che apre le danze con i suoi riconoscibili sentori di frutta secca, dal retrogusto vanigliato. Racchiudono tutta la loro longevità (vigne di 40/45 anni) nelle sfumature di cuoio. Proseguiamo con il Barolo DOCG Prapò 2018 che con il suo color rosso granato intenso con striature arancioni si apre in bocca con spiccati frutti rossi, dal tannino aggraziato. Anche qui qualche lieve retrogusto vanigliato e la potenza dei suoi 50 anni di vigna. Concludiamo in bellezza con il Barolo DOCG Riserva Lazzarito… da rimanere senza parole! 90 anni di vigna e quasi 60 giorni di macerazione sulle bucce regalano un Barolo incredibilmente armonico ed elegante. Certamente un vino da meditazione che merita tutto il tempo necessario per essere apprezzato in ogni sua sfaccettatura. Felicioni facciamo i nostri acquisti e siamo pronti per la prossima avventura! Tutti gli altri nostri consigli sulle Langhe li trovare qui


All images © 2022 Mirko Mina

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