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Il muro della gentilezza. Un muro che unisce

Il muro della gentilezza. Un muro che unisce

Era ancora febbraio quando, del tutto ignara di quello che sarebbe successo da lì a qualche settimana, lo scorso anno buttavo giù questo articolo esordendo con “Accanto alla Milano dell’alta finanza e degli aperitivi, che si tira a lucido per la settimana della moda e sfoggia i suoi angoli migliori per ospitare il fuori salone, esiste anche una Milano gentile e solidale”. Bè, per un po’ dovremo fare a meno di fuori salone e settimane della “qualunque” e, ahimè, anche gli aperitivi non sono più quelli di una volta. Ma… la Milano gentile e solidale, per fortuna, non passa mai di moda e resiste alle pandemie. A inizio gennaio 2020 arrivava anche qui il Muro della Gentilezza, un attaccapanni a cielo aperto “aperto” 24h su 24, dove chiunque può lasciare e/o prendere qualsiasi cosa. A due passi dalla Fabbrica del Vapore, compie oggi un anno il luogo di incontro perfetto per chi vuole dare una mano e chi vuole chiedere, anche silenziosamente, un aiuto. Un posto dove, per ricevere un gesto gentile, non serve neanche bussare.

Muro della gentilezza | Tempio del Futuro Perduto
Via Luigi Nono, 9, 20154 | Milano


Tempio del Futuro Perduto | Lun – Ven | 10.30 – 19.30
Muro della Gentilezza | h24

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La Milano gentile.

Erano passati pochi giorni dall’inaugurazione quando, dopo averne sentito parlare anche al telegiornale, avevo deciso di andare a dare un’occhiata. Con l’occasione, avevo liberato dall’angolo più angusto del mio guardaroba tutti quei vestiti che non erano sopravvissuti al mio ultimo cambio di stagione (e soprattutto alle due nuove taglie conquistate con pandori e panettoni) e li avevo portati con me. In una sola mossa avevo fatto spazio nel mio armadio e, allo stesso tempo, reso felice qualcuno che aveva bisogno proprio di quello che io non indossavo più. A differenza degli altri muri di cui si sente parlare, quello di Milano ha anche una porta con cui si accede agli spazi del Tempio del Futuro Perduto. Ed è proprio qui che avevo incontrato Mariangela che, dopo una stretta di mano, mi aveva fatto strada fino a una stanza letteralmente tappezzata di libri (un po’ come la camera dei libri nel castello del La Bella e la Bestia, avete presente?) e raccontato la storia di questo posto dal nome avvolto un po’ nel mistero.

Tempio del Futuro… non più perduto?

Come ci aveva tenuto a sottolineare Mariangela, il Tempio è un centro culturale gestito da “cittadini attivi che operano attraverso la cultura”. E tutto ciò che ruota intorno al Tempio è gestito dall’Associazione Nuovo Rinascimento che collabora con i ragazzi che nel 2017 hanno occupato lo spazio (al tempo una distesa infinita di detriti e rifiuti!) che in soli 43 giorni hanno ripulito e riaperto alla città avviando una ricca programmazione culturale. Non potendo più trattenere la curiosità avevo chiesto a cosa fosse dovuto questo nome così singolare. Scoprii così che era legato ai motivi che hanno portato questi ragazzi a intraprendere un’occupazione positiva, ovvero “perché i progetti presentati ai bandi sono stati bloccati”, così come sono state bloccate “le prospettive di chi, quei progetti, li ha ideati e strutturati”. In questo senso, il futuro dei giovani creativi “si perde”. Un anno fa scrivevo “si spera che questo nome sia solo temporaneo e che venga presto liberato della parola “Perduto”, per diventare solamente il Tempio del Futuro”. Spoiler non tanto spoiler… a distanza di un anno il Tempio non ha ancora perso la sua ultima parola.

Se non ne hai bisogno, lascialo. Se ne hai bisogno, prendilo.

E arriviamo al Muro… Di fatto il progetto del Muro inizia sin dal primo evento organizzato nel Tempio. Qui, infatti, tutti gli eventi (ad oggi molto limitati, chiaramente) hanno una finalità sociale e solidale e chiunque decida di prenderne parte può portare in dono un indumento o un libro (Aaaah! Ecco svelato il mistero di tutti quei libri che spuntano ovunque!). Il Muro della Gentilezza non è altro che la parete esterna di un centro che, sin dalla sua nascita, è un luogo di SCAMBIO. Un luogo dove i concetti di condivisione e gentilezza sono “di casa” da sempre. Come mi aveva detto Mariangela, quella del Muro è stata un’iniziativa semplice e spontanea. È stato un po’ come venire allo scoperto, prendendo spunto da altri walls of kindness (iniziativa nata in Iran nel 2015, spopolata sul web e adottata poi in Cina, Pakistan, Svezia) e offrendo il muro esterno per decorarlo con grucce e appendiabiti. E non solo. Anche le mura interne, tra lo spazio dedicato un tempo (e si spera in un futuro non troppo anteriore!) alle serate del weekend e le aule dei corsi di yoga, danza, teatro, pullulano di vestiti, coperte, giocattoli e libri, ovviamente! Il lato più bello di questa iniziativa è che, oltre allo scambio di cose materiali, il Muro è anche condivisione di storie, desiderio di costruire relazioni, ascoltare gli altri, prendere il pezzo di storia di un’altra persona. E non ci sono solo persone che lasciano o attingono da questa parete interattiva. Il Muro è anche crocevia di tanti volontari che si offrono di aiutare a catalogare quello che viene donato. Appena pochi giorni dopo l’inaugurazione, lo scorso gennaio, il traffico di via Luigi Nono era già intenso. Oggi, al suo primo compleanno, il Muro della Gentilezza conta dieci tonnellate di vestiti raccolti e, al passo con la moda 2020, quattro mila mascherine a disposizione di chi ne ha bisogno. L’anno scorso chiudevo l’articolo con “saluto Mariangela e mi lascio alle spalle un muro che, invece di dividere, finalmente unisce e abbatte le barriere. Un muro che fa bene a chi lascia, a chi prende e alla comunità”. Adesso aggiungerei che, a quanto pare, è il muro di una gentilezza che resiste alle pandemie.


All images © Carolina Isella