Menu & Search
Al confine di Torino, dove scorre il fiume selvaggio

Al confine di Torino, dove scorre il fiume selvaggio

All’inizio di Corso Casale la vita è di confine e scorre senza sosta accanto al fiume. Io abito qui, sulla linea che divide l’elegante Borgo Po dalla vecchia dogana di Torino, che non è un ristorante fighetto ma il limite antico della città. Vivo sul Po, vicina a tutta una serie di situazioni perfette per restarci, come ad esempio: un locale che serve un ottimo gin. E poi: il riflesso delle foglie in quell’angolo selvaggio sotto ponte Regina, la fioraia di fiducia in corso Gabetti 11 che mi insegna come non ammazzare il basilico, il re delle fragole di piazza Borromini, le altalene di piazza Gozzano, la scorciatoia per il parco dietro la bocciofila, i croissant bollenti al bar normale, l’angolo per riflettere, la strada per correre, il negozio di articoli per surfisti (oh si), lo spacciatore di cioccolato sotto casa e Vanchiglia, a un chilometro da me, con i suoi dehor e i suoi vinili e le sue molte velleità al sapore di cheesecake.

Se vuoi davvero cambiare vita in fondo è di questo che hai bisogno: che la frontiera ti fiancheggi sempre un po’, come a dire spostami, muoviti ancora, su. Questo ho ricevuto al banco dei desideri quando ho chiesto di vivere a Torino. E posso dire che mi è andata di lusso, perché il luogo che vi sto per raccontare – dal tenebroso nome: Madonna del Pilone – era davvero il limite della città, il porto fluviale, l’accesso all’avventura. Vi do il benvenuto a Pylon’s Mary & dintorni, il posto davvero bello da scoprire ma col nome piuttosto brutto, al confine delle Strade di Torino.

Da piazza Borromini alla Cambogia di Torino

Zona di palazzine liberty, torrette e balconcini, banchi del mercato, giardini segreti, palazzi moderni, negozi bizzarri e negozianti da film – dall’horror cupo a Bambi della Disney – piazza Borromini è il centro ideale di questo tour che inizia in città e finisce in Cambogia. Da qui partono decine di sentieri che si arrampicano in collina, tutti belli. E da qui parte anche corso Casale, la strada che porta fuori. Percorrerla per la sua lunghezza significa passare in 3 km dagli uffici di Vanchiglietta alla riserva del Po, dagli anziani della balera ai coniglietti, dal vermut del Dunque a una spiaggia di sabbia. Il mio consiglio per il Madonna-tour è di camminare il più possibile accanto al fiume, lato destro. Fra le casette che spuntano sulla riva, la vecchia bocciofila Piemonte, la pista da skate, i maratoneti, i pomicioni, i cani, gli affluenti, i pescatori, il lato fiumarolo di Torino qui si rivela in tutto il suo splendore. Davanti ci sarà sempre la collina di Superga e sempre dietro la punta della Mole, a proteggere e chiarire un fatto: sembra la giungla, ma resti a Torino.

Plin da urlo, gelato Ottimo, cioccolato e fragole

Il mercato di piazza Borromini ha un paio di banchi mitologici. Dietro l’edicola, al fondo sulla destra, un giovane contadino del Roero vi aspetta con le sue fragole selvatiche (best ever), gli asparagi magici, le uova, i fiori, il vino (chiedete di Barbis). All’inzio del mercato, a giorni alterni, spunta pure il banchetto dei plin freschi: quelli alla borragine sono da urlo, quelli al sugo di arrosto idem, prezzi onestissimi per il pranzo del week end, cercate pure La Bottega dell’Agnolotto. In piazza trovate anche una delle migliori cioccolaterie artigianali cittadine: Ziccat. Personalmente ci lastricherei la strada con le sue tavolette di fondente. Sempre sulla piazza vi segnalo il mio rifugio per il gelato artigianale di alto livello: Ottimo. La loro crema al limone vince un premio e la granita alla mandorla è il mio nutrimento estivo. Sull’altra sponda resistono poi le Cantine Risso, che meritano una visita almeno per il nome, l’insegna e la leggenda. Proseguendo nei dintorni: su corso Casale storica pizza al padellino anche take away da Pa e Fioi (civico 100). Notevole nuova apertura poi quella di EraGoffi, ristorante fiumarolo di delizie gestito dallo chef Lorenzo Careggio (civico 117), che inaugura il suo drink bar, Casa Goffi, il 3 giugno. Su Corso Quintino Sella mi segnalano poi anche La Madia, cucina piemontese rivisitata. Non ci sono mai stata ma mi fido, fatemi sapere.

Il Velodromo, la De Amicis e le cose vecchie ma buone

Chi ha scelto di battezzare questo quartiere Madonna del Pilone, oltre ad essere un po’ fuori, voleva ricordare ai torinesi di certi miracoli avvenuti in riva al fiume. Il pilone ha smesso di salvare vite, ma in questa parte della città di storie da salvare se ne trovano parecchie. Metti per esempio il vecchio Velodromo abbandonato, una meraviglia liberty datata 1920 e da anni è avvolta dalle transenne. Vale la pena comunque spiarlo da fuori (da Corso Casale 144), questo stadio di pietra dedicato a Fausto Coppi, il più vecchio monumento sportivo di tutta Torino. Poco prima del Veledromo si trova un altro gioiellino decadente, storico e riottoso: la De Amicis. Società di mutuo soccorso fondata nel 1908, questo palazzetto ospita un ristorante che fa cucina romana, un bel giardino, eventi dedicati al sociale, brindisi col barbera e storie buone di gente che crede molto nella solidarietà. Vi consiglio davvero di passarci.

La riserva del Meisino: vi regalo un hidden gem!

Sempre decisa ad abbattere il culodipiombismo torinese, mi sono spinta fino alla fine del mondo, in una zona chiamata Borgata Rosa. Venitemi dietro. 4 km scarsi in bici, in auto o a bordo nutria, e vi troverete catapultati in un posto meraviglioso. La Riserva naturale del Meisino – e il galoppatoio militare, da poco riaperto al pubblico – sono un’oasi romantica e selvaggia che pochi torinesi conoscono. Ettari di spiaggia, prati giganti, panchine, rocce, angoli dove leggere o fare un pic nic, campi di fiori e sentieri lungofiume dove avvistare aironi e carpe giganti mentre si prende il sole e si rilassa. Più che un parco cittadino questa terra di mezzo è un regno di Oz, ma senza il mago bastardo. Il giorno in cui ho scoperto questo posto ho pensato una cosa che so bene di Torino. Per capirla davvero, sta città, bisogna stare sul fiume. E pensare io però voglio vivere al mare. E invece poi restare qui.

All images © 2019 Fabio Rovere – Laura Cappelli