La Vinoteca de Can Calopa: sopra Barcellona, tra le vigne e gli ulivi

Monica Pianosi Pubblicato il 28 Luglio 2025

Se pensate che una cantina con vista su Barcellona debba per forza essere patinata, con degustazioni compassate e sommelier in giacca, vi sbagliate di grosso. La Vinoteca de Can Calopa sta appollaiata tra i boschi di Collserola, a un quarto d’ora dal centro città, dentro un’antica masia circondata da vigne che sono, di fatto, le uniche dentro i confini di Barcellona. Una masia di pietra chiara, un ulivo enorme che fa ombra ai tavoli, e una storia lunga cinquant’anni che arriva da tutt’altra parte della Catalogna.

Da Vallbona a Collserola

Il progetto si chiama L’Olivera, e il vino che si beve qui racconta due paesaggi insieme. Nasce a Vallbona de les Monges, un paesino di poco più di duecento anime nella Catalogna interna, dove nel 1974 è nata una cooperativa che ha scelto di lavorare la terra in un modo che oggi definiremmo “alternativo” e che allora, semplicemente, era resistenza: vigneti piccolissimi coltivati a mano, l’obiettivo dichiarato di dare lavoro e dignità a persone che altrove non l’avrebbero trovata facilmente. Poi, negli anni, lo stesso progetto ha messo radici anche qui, a Can Calopa, restaurando vigne abbandonate dentro il parco di Collserola.

Una vigna che non ha fretta

Ecco perché sedersi qui con un calice in mano significa bere qualcosa che ha attraversato tutta la Catalogna prima di arrivare al tavolo – e insieme, guardarsi intorno e rendersi conto che quelle viti a due passi dalla terrazza sono le uniche a crescere dentro la città. La filosofia è la stessa da mezzo secolo: niente scorciatoie, niente grandi numeri, agricoltura sociale e formazione al lavoro nell’ospitalità, un progetto che dà senso a ogni bicchiere versato.

Il tavolo, in cima alla collina

E poi c’è il resto, quello che si vede senza bisogno di spiegazioni: la vallata verde che si apre sotto la terrazza del Mirador, patatas bravas, un tris di hummus colorati da spalmare su pane croccante, tapas semplici pensate per essere condivise. Il servizio non ha alcuna intenzione di farvi alzare in fretta da tavola, e nemmeno voi, probabilmente, ne avrete voglia.

E quando si riscende poi verso la città si ha la sensazione di aver scoperto qualcosa che, sulla carta, sembrava solo l’ennesima cantina con vista: e che invece porta ancora addosso, bottiglia dopo bottiglia, la storia di chi ha deciso di fare le cose con calma – e di farle proprio qui, nell’unica vigna di Barcellona.

Da quando ho iniziato a interessarmi di sostenibilità sono diventata vegetariana, ho venduto la macchina e ho preso un PhD. Ma non chiedermi di smettere di viaggiare.

Tutte le immagini sono di © Monica Pianosi 2025

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