Roma, come tutte le grandi città, è in costante fermento. Soprattutto a tavola, dove ogni settimana sembra esserci una nuova apertura, una proposta da scoprire, un indirizzo che promette di essere più esclusivo di tutti gli altri. A volte sembra quasi una gara, con l’originalità che rincorre se stessa e la novità che diventa un requisito indispensabile.
In mezzo a tutto questo movimento ci sono locali che non hanno bisogno di reinventarsi continuamente per trovare il proprio posto. Sono quelli che hanno attraversato mode, crisi e cambiamenti, costruendo negli anni un rapporto con la città e con chi la vive. Ristoranti che, alle volte, fanno parte anche della nostra storia personale: luoghi legati a una cena speciale, a una ricorrenza in famiglia o semplicemente a quella voglia di andare sul sicuro.
Uno tra questi è Sicilia in Bocca, storico ristorante siciliano a Roma che da oltre venticinque anni porta i sapori dell’isola nel quartiere Prati, restando fedele alla propria identità.


Sicilia in Bocca, una storia che comincia nel 1999
La storia di Sicilia in Bocca comincia nel 1999, quando Enzo Certo decide di trasformare la passione per la sua terra, la Sicilia, e per la cucina marinara in un progetto capace di far conoscere ai romani sapori e tradizioni della sua Messina. Accanto a lui c’è la moglie Paola Cozzo, cresciuta in una famiglia di ristoratori taorminesi, che contribuisce a dare al locale quell’identità così riconoscibile, fatta di accoglienza, colori e dettagli che raccontano l’isola.
Non si tratta soltanto di portare in tavola ricette siciliane, ma di ricreare un’atmosfera in cui anche gli ambienti, le ceramiche e l’allegria dei colori partecipano all’esperienza. Una formula che negli anni ha conquistato una clientela affezionata e che oggi continua il proprio percorso con la famiglia Certo, nella nuova sede di via Giuseppe Ferrari, a pochi passi da piazza Mazzini.
La nuova sede di Sicilia in Bocca
Da circa un annoi il ristorante si è spostato in via Giuseppe Ferrari, sempre nel quartiere Prati, in uno spazio più ampio, articolato in diverse sale e caratterizzato da un’estetica rinnovata. Basta varcare la soglia per riconoscere subito lo spirito di sempre. Ci sono i colori vivaci, le ceramiche, i dettagli che richiamano la Sicilia e quell’atmosfera calorosa che mette subito a proprio agio.
Poi c’è la sala, piena. Non soltanto di persone, ma di storie e occasioni diverse: coppie, famiglie, gruppi di amici, compleanni e cene di lavoro. Non sembra esserci nessuno capitato lì per caso. Sono persone che conoscono il ristorante, sanno cosa aspettarsi e continuano a sceglierlo.
Forse è proprio questa la conferma più bella: il cambiamento degli spazi non ha cancellato il legame costruito nel tempo. Sicilia in Bocca ha cambiato casa, ma non ha perso la propria identità.


Cosa si mangia da Sicilia in Bocca a Roma
La cucina è quella siciliana, con una particolare attenzione alle specialità di mare e alla tradizione gastronomica messinese. Il menu alterna grandi classici dell’isola a preparazioni che giocano con ingredienti, consistenze e abbinamenti, mantenendo sempre riconoscibile la matrice siciliana.
Il percorso comincia dagli antipasti, che spaziano tra fritti, verdure, formaggi, preparazioni della tradizione e una selezione di crudi di pesce esposti all’ingresso del ristorante. Un piccolo invito a lasciarsi guidare dalla materia prima, prima ancora di sedersi a tavola.
Per iniziare, abbiamo scelto i gamberi rossi di Mazara del Vallo, un grande classico che punta sulla qualità della materia prima, e una tartare di spigola con mango, ribes, stracciata e pistacchio. Quest’ultima è una rilettura più creativa della tartare tradizionale, capace di alternare freschezza, dolcezza e una nota cremosa.
A completare gli antipasti è arrivato uno sfizio dell’isola, la soluzione ideale per assaggiare più preparazioni in un solo piatto. Tra fritti, caponata, parmigiana di melanzane, formaggi e sottoli fatti in casa, è un piccolo viaggio nella varietà della cucina siciliana, perfetto anche per chi ama condividere tutto al centro del tavolo.



Tra i primi trovano spazio ricette che appartengono alla memoria gastronomica dell’isola, come la pasta con le sarde e gli anelletti al forno alla palermitana, accanto a proposte che valorizzano il pesce fresco.
La nostra scelta è ricaduta sui tonnarelli alle Mammellone, una preparazione che merita una menzione: pasta fresca con bocconcini di cernia, basilico, pomodorini ciliegini e formaggio ubriaco al Nero d’Avola. Un piatto in cui il mare incontra ingredienti dai profumi intensi, senza perdere l’equilibrio.
È proprio in questo incontro tra ricette riconoscibili e interpretazioni personali che si ritrova il carattere della cucina di Sicilia in Bocca a Roma: una proposta che guarda alla tradizione senza rinunciare a qualche variazione sul tema.
Gli involtini di pesce spada: il motivo per cui continuo a tornare
Il menu dei secondi comprende proposte sia di carne sia di pesce, ma se c’è un consiglio che mi sento di dare è quello di non lasciare il ristorante senza aver provato gli involtini di pesce spada.
Per me sono uno dei piatti simbolo di Sicilia in Bocca, una di quelle preparazioni che negli anni sono rimaste legate alla storia del locale e ai ricordi di chi lo frequenta. Non soltanto per il sapore, ma per ciò che rappresentano: la continuità, il piacere di ritrovare qualcosa che si conosce e che non ha bisogno di essere stravolto per continuare a piacere.
Lo ammetto senza troppi giri di parole: è un piatto che so, e soprattutto spero, di trovare sempre. Ha il sapore delle cose familiari, quelle a cui tornare in qualsiasi momento, bello o brutto che sia. Un po’ come un abbraccio in cui rifugiarsi quando se ne sente il bisogno.



Cannoli, cassata e gli altri dolci siciliani
E se siamo in Sicilia, almeno a tavola, non possiamo certo saltare il dolce.
Cannoli, cassata, brioche e pasta di mandorle sono un invito a chiudere il pasto con un assaggio della tradizione pasticcera dell’isola. La scelta dipende dai gusti e dallo spazio rimasto, ma il consiglio è uno solo: lasciatevi un posto per il finale. Perché, quando si parla di cucina siciliana, la parte dolce è tutt’altro che un dettaglio.
Una carta dei vini che parla siciliano
Da Sicilia in Bocca a Roma il racconto dell’isola non si ferma al piatto. La carta dei vini riserva infatti un’attenzione particolare alle etichette siciliane, con una selezione che permette di esplorare territori, vitigni e interpretazioni differenti.
Accanto a una proposta che comprende referenze convenzionali e biologiche, la carta privilegia i vini della Sicilia, disponibili sia in bottiglia sia alla mescita. Fanno eccezione gli spumanti, per i quali si apre una finestra su produzioni italiane e francesi.
Non mancano i passiti e i vini liquorosi, espressioni importanti della tradizione enologica dell’isola. Una selezione interessante per chi desidera accompagnare il pasto con un calice del territorio o lasciarsi guidare alla scoperta di denominazioni e vitigni meno conosciuti.
Per chi ama il vino, è un valore aggiunto: scegliere Sicilia in Bocca significa poter proseguire il viaggio gastronomico anche nel bicchiere, trovando un filo conduttore tra la cucina e il patrimonio enologico siciliano.



Sicilia in Bocca a Roma: il piacere di tornare
In una città come Roma, dove le novità gastronomiche si susseguono e le tendenze cambiano rapidamente, tornare in un ristorante che conosciamo da anni può avere un significato particolare.
Sicilia in Bocca è uno di quei luoghi in cui il trasferimento in una nuova sede non ha cancellato ciò che lo ha reso riconoscibile: l’accoglienza, i sapori della tradizione, i piatti a cui si torna volentieri e un’identità che non ha bisogno di rincorrere ogni nuova moda.
Ed è forse proprio questo il suo valore più grande. In fondo, non tutti i ristoranti devono stupire a ogni costo. Alcuni devono semplicemente continuare a fare bene ciò che sanno fare, custodendo una storia e un legame con le persone che li scelgono.
È confortante sapere che, in una città vasta e in continua trasformazione come Roma, esistano ancora realtà storiche capaci di attraversare gli anni senza perdere la propria identità, offrendo una cucina riconoscibile, legata alle proprie radici e fedele a se stessa.
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