Nel quartiere Isola, c’è un posto in cui la parola “recupero” non ha niente di nostalgico. È Algranti Lab Milano, laboratorio & showroom, dove legno, ferro, rame, ottone e alluminio di recupero tornano a essere mobili, oggetti, superfici da vivere. Ma soprattutto: tornano a raccontare.
Un laboratorio nato quando l’upcycling non aveva ancora un nome
Il laboratorio nasce alla fine degli anni ’90 (fondato da Costanza Algranti, zia di Pietro) in un momento in cui lavorare con materiali di recupero era “una roba strana, super nuova”. All’inizio c’è il mare: Costanza viene da Livorno e comincia con legni di spiaggia levigati dall’acqua e persino pietrine usate per mosaici. Poi, negli anni, il progetto cresce e cambia pelle senza perdere la sua idea centrale: lasciare il materiale il più vicino possibile a come lo si trova.



Pietro e la parte più bella: fare (davvero)
Pietro arriva a Milano nel 2009 per studiare design e inizia subito a lavorare in laboratorio. La svolta, dice, è stata scoprire quanto la manualità potesse essere totalizzante: il gesto ripetuto, il ritmo, la concentrazione che diventa quasi meditazione. Una filosofia concreta, non estetica: qui non si “aggiusta” il materiale per farlo sembrare nuovo, si esaltano difetti e imperfezioni perché è proprio lì che il tempo ha scritto qualcosa.


L’equazione che guida tutto da Algranti Lab Milano: acqua + tempo + metallo
Il cuore di Algranti Lab è l’ossidazione naturale: non un effetto da replicare, ma un evento che è accaduto in un qualche momento della vita del materiale.
- Rame: spesso arriva da tetti e lattoneria (grondaie, pluviali). Per Pietro è “l’oro rosso”: prezioso, difficile da intercettare, sempre più complesso da recuperare oggi. Ma proprio per questo ha un senso ancora più radicale: non rifondere (quindi niente emissioni legate alla fusione), ma riutilizzare la lastra così com’è, con le sue mappe di colore create dagli anni.
- Ferro: recuperato da contesti industriali (lastre rimaste ferme per anni, segnate dall’acqua). È più “terroso”: grigi, beige, marroni, fino a quasi nero.
- Legno: spesso di origine industriale, per esempio assi da ponte e materiali da cantiere.
- Alluminio e ottone: l’alluminio per la sua “morbidezza” visiva, l’ottone per i toni brillanti e caldi – usato con più parsimonia, perché ha una presenza forte.
E poi ci sono gli “incontri” (quelli che non programmi): pezzi che arrivano da dove capita, persino dalla plancia di una barca. Perché qui il progetto parte sì dal design, ma si completa sempre in dialogo con ciò che il materiale permette.






Da Algranti Lab Milano si fa (quasi) tutto su misura e si fa una cosa rara: si sceglie la lastra insieme
Lo showroom è pieno di pezzi di collezione, ma la produzione è in larga parte su misura: armadi, librerie, cucine, tavoli, sedute, complementi per interni ed esterni. E c’è un passaggio bellissimo: su ferro, rame e ottone, dopo progetto e preventivo, il cliente può tornare in laboratorio e scegliere insieme la lastra. Perché ogni ossidazione è diversa, e quello che funziona in uno spazio, con quella luce, quei colori, non è mai “standard”.






CASA ALGRANTI apre a Tamar Arapoglu – 4-21 dicembre 2025
Negli ultimi tempi Algranti Lab sta diventando anche un luogo di incontri. Pietro ci racconta infatti l’avvio di un progetto chiamato Casa Algranti: appuntamenti non fissi (idealmente tra mensile e trimestrale), pensati per ospitare persone, brand e artisti che risuonano con la stessa idea di materia e ricerca.
Dopo un primo episodio con un brand tessile, il prossimo step è una mostra con l’artista armena Tamara Arapoglu, che vive in Turchia: lavori su tessuto grezzo e naturale, scelto per avere rigore e precisione, in dialogo con le cornici e i materiali del laboratorio.




Per finire, tre consigli di Pietro nel quartiere:
Se passi da qui, Pietro consiglia tre posti vicini che tengono viva l’anima del quartiere:
- Monica Castiglioni (gioielli e, da poco, anche ceramiche).
- Capra e Cavoli, ristorante con opzioni vegetariane/veg, pesce e un’atmosfera raccolta ‘da casetta’.
- Santa Maria alla Fontana, chiesa che Pietro ha definito ‘un posto magico’, con affreschi rinascimentali.
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