Il bello di Laboratorio Pasolini

Luisa Cuomo Pubblicato il 29 Maggio 2024

Con il tempo ho imparato che le cose belle si trovano dove meno te le aspetti, un po’ come quello che mi è successo con Laboratorio Pasolini: una perla nascosta tra i banchi di un mercato di quartiere.
Ma come è possibile traslare il pensiero del bello sul cibo? Cosa rende bello un piatto? La sua storia? La sua presentazione? Il modo in cui siamo arrivati ad assaggiarlo? Immagino sia tutto questo, e alle volte anche di più, e questo è quello che mi è successo a pranzo da Laboratorio Pasolini.

Succede che, un po’ per caso, mi sia imbattuta nella conoscenza di Alessandra, giovane e talentuosa cuoca che da pochi mesi ha aperto il suo laboratorio culinario all’interno del mercato di Casal de Pazzi, lontano dal caos del centro città e immerso in quello scenario fantastico che solo un mercato di quartiere sa essere.

Qui, tra banchi di frutta, verdura, carne e formaggi, si trova il Laboratorio Pasolini: piccolo e accogliente, situato all’esterno eppure caldo come solo calda sa essere una cucina fatta bene.

Vino e cose buone

Non potrei trovare una definizione migliore, perché la cosa certa è che al Laboratorio Pasolini troverete vino da bere (naturale o biologico, italiano ma anche straniero) insieme a piatti di cose buone, impossibili da imprimere su un menù, perché la bellezza di questo posto, che è poi la magia delle mani e le idee di Alessandra, è che ogni giorno il laboratorio propone piatti diversi, sulla base dell’estro dello chef e di quello che propone il mercato.

Cosa si mangia da Laboratorio Pasolini?

Ci siamo fatte guidare dalle proposte di Alessandra, che ci ha deliziato con concia di zucchine e purea di fave per cominciare, tortilla di patate con fiori di salvia a seguire (uno dei pochi piatti sempre presenti nelle proposte), lagane ai ceci, un piatto di origine pugliese con pasta acqua e farina, che ricorda la più romana pasta e ceci, piatto forte e orgoglio di Alessandra, per chiudere con Picanha servita con salsa tartara e “grattaculi”: no, non è una parolaccia, bensì le spighe che nascono sulle piante delle zucchine.

Una menzione speciale va poi alle stoviglie, che lo so che a guardare questi dettagli siamo più di quelli che pensiamo: tutto, dai bicchieri ai piatti, nasce dalla ricerca tra i banchi dei mercati vintage, quelli dove trovare vere e proprie chicche e stoviglie di un tempo che riesce ancora a vivere a tavola.

Con il tempo ho imparato davvero che le cose belle si trovano dove meno te le aspetti, spesso dove non andresti a guardare, provare, scoprire. E qui ho capito che la cucina, quella vera, buona, autentica e condita di passione, è un’arte che si manifesta in vera poesia.


All images © 2024 Giada Spera

Vivo a Roma ma sono una cittadina del mondo, di sana e robusta costituzione. Di buona forchetta e buon bicchiere, che è sempre mezzo pieno!

Tutte le immagini sono di © Giada Spera 2024

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