Nel 1838 un ingegnere di origini francesi, Charles-Joseph Colomèrs, esplorò per primo questo circo (no non sto parlando di Dumbo, la parola circo qui è azzeccata e vi spiego sotto che cosa significa) glaciale sperduto nella Val d’Aran e ne lasciò una documentazione dettagliata. Il circo, da allora, porta il suo nome. Non è un dettaglio da poco: significa che fino a meno di due secoli fa questo angolo di Pirenei – oggi raggiungibile in poco più di tre ore di cammino – era ancora terra da scoprire, mappare, raccontare per la prima volta.
Oggi il Circ de Colomèrs custodisce più di quaranta laghi glaciali, divisi in due conche collegate da un canale sotterraneo. Il giro ad anello che parte dal Refugi de Colomèrs ne mette in fila otto in un anfiteatro naturale che sta sopra i 2000 metri, circondato da cime che sfiorano i 2900.


I numeri del giro
Partenza e arrivo: Refugi de Colomèrs
Distanza: 8,75 km ad anello
Durata: 3 ore e 15 di cammino
Dislivello: 370 metri di dislivello sia in salita che in discesa. Il punto più alto si tocca a 2.300 metri, quello più basso a 1.980
Difficoltà moderata: buon allenamento richiesto, sentieri prevalentemente accessibili
Mappa Koomot: Estany Long de Colomèrs
Come arrivare
Il punto di partenza è vicino a un parcheggio, raggiungibile da Salardú seguendo le indicazioni per Banhs de Tredòs. Durante l’estate è prevista una navetta per salire al costo di 10€ andata e ritorno.
Perché si chiama “circo”
Il termine non è un’immagine poetica, ma una definizione geologica precisa: un circo glaciale è una depressione semicircolare scavata dal ghiaccio, chiusa su tre lati da pareti ripide e aperta verso valle sul quarto, più o meno la forma di un anfiteatro naturale. Si forma quando il ghiaccio accumulato in una conca di montagna erode lentamente la roccia sottostante; quando il ghiacciaio si ritira, resta la nicchia a forma di ferro di cavallo, spesso con laghi sul fondo nati dall’acqua di fusione. Il Circ de Colomèrs ne è un esempio da manuale: il terreno porta ancora oggi i segni dell’azione glaciale, dai blocchi erratici trasportati dal ghiaccio alle rocce montonate, levigate e striate dal suo lento passaggio.






Il percorso dei laghi di Colomèrs
Il primo assaggio arriva quasi subito: l’Estanh dera Lòssa, un’area allagata che si attraversa su una passerella di legno prima di raggiungere il piccolo ponte sul fiume Aiguamòg. Non è ancora un vero lago, ma è il primo indizio di cosa aspettarsi per le prossime tre ore. Poco più avanti si arriva al Còth de Baish, un laghetto piccolo ma sorprendentemente elegante, e poi all’Estany Long de Colomèrs — il protagonista che dà il nome all’intero percorso. È il lago glaciale più lungo di tutto il circo, adagiato a 2.168 metri, e si riconosce subito per la forma allungata che lo distingue da tutti gli altri specchi d’acqua dell’anello.






Dopo un tratto più impegnativo – uno stretto sentiero in salita che lascia alle spalle il rifugio – si arriva all’Estanh Mort, il primo vero lago di quota dell’anello. La sua bellezza colpisce, ma è solo l’inizio: da qui in poi ogni lago sembra voler superare quello appena visto. Il sentiero continua verso l’Estanh Obago, incastonato tra pareti rocciose che si specchiano nell’acqua nelle giornate serene. È qui che il percorso si fa più esigente: alla fine del tratto che costeggia il lago si apre un ripido pendio che sale verso il Port de Ratera – il punto più tecnico di tutto l’anello.



Il Lac des Gargolhes prima, e l’Estany de Gargolhes subito dopo, portano una variazione nel paesaggio: qui il lago si distingue dagli altri per le diverse cascate che lo animano, superate da una passerella di legno che attraversa da una riva all’altra. È probabilmente il punto più fotogenico dell’intero giro – l’acqua che scende tra le rocce, il legno chiaro della passerella, i riflessi delle vette sullo sfondo.
L’ultima sorpresa arriva quasi per inganno: il sentiero verso il Lago Mayor de Colomers è in pendenza, e il lago resta nascosto fino all’ultimo metro – per poi apparire tutto in una volta, cogliendo di sorpresa anche chi ha già visto sette laghi in tre ore di cammino. È il più grande dell’intero circo, e chiude l’anello riportando verso il rifugio.



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