Hospital de Sant Pau a Barcellona: guarire grazie alla bellezza

Monica Pianosi Pubblicato il 13 Agosto 2025

A pochi isolati di distanza dalla Sagrada, c’è uno degli edifici meno conosciuti, dai turisti come me per lo meno, di Barcellona. Era un ospedale, e infatti fino al 2009 dentro quei padiglioni pieni di mosaici e giardini d’aranci si curavano davvero le persone. Ma oggi è diventato un polo museale e culturale di questa incredibile città. E con lei si è modificato ed evoluto nel tempo. Sto parlando dell’Hospital de Sant Pau, e la sua storia comincia con un testamento.

Il testamento di un banchiere diede il via al tutto

Alla fine dell’Ottocento, Barcellona era diventata il motore industriale della Catalogna – e con l’industria arrivarono anche il sovraffollamento e il bisogno urgente di un nuovo ospedale, che non fosse soltanto più grande, ma anche più moderno. A finanziarlo fu Pau Gil, banchiere catalano che viveva a Parigi: lasciò in eredità l’intera fortuna per costruire il nuovo ospedale cittadino, a una condizione: che portasse il nome del suo santo patrono, San Paolo. Da qui il nome completo: Hospital de la Santa Creu i Sant Pau, dalla fusione con il vecchio ospedale medievale del Raval, quello fondato nel 1401 e oggi sede della Biblioteca Nazionale di Catalogna.

C’è un dettaglio che vale la pena cercare appena si arriva: sopra l’ingresso principale, al posto del solito portale scolpito, si trova un mosaico che racconta a fumetti l’intera vicenda – il momento esatto in cui Pau Gil scrisse il testamento che avrebbe cambiato la sanità di Barcellona.

Hospital de Sant Pau a Barcellona: un ospedale pensato come una città-giardino

Il progetto fu affidato a Lluís Domènech i Montaner – lo stesso architetto del Palau de la Música Catalana, e per un periodo persino professore di Antoni Gaudí. Domènech aveva un’idea precisa: se la bellezza può infondere benessere, allora può anche curare. Progettò l’ospedale come una vera e propria città-giardino, con padiglioni indipendenti immersi nel verde, orientati sull’asse nord-sud per catturare quanta più luce naturale possibile. Strade, giardini, un convento, una chiesa: tutto pensato per i pazienti, tutto nella sua forma più bella possibile.

L’ambizione iniziale era enorme – 48 padiglioni per mille pazienti – e non fu mai realizzata del tutto, tra l’evoluzione della medicina e la mancanza di fondi. Ma bastano i tredici padiglioni che Domènech riuscì a costruire tra il 1902 e il 1913 (più altri sei, in stile più contenuto, aggiunti dal figlio Pere Domènech i Roura dal 1920 in poi) per capire la portata del progetto.

Un dettaglio urbanistico da notare: l’ingresso principale del complesso è orientato a 45°, una rottura volontaria nella griglia regolare dell’Eixample. Guarda verso la Sagrada Família, ma anche in direzione del mare, forse per intercettare l’aria salmastra e migliorare la ventilazione di tutto l’ospedale.

I tunnel sotterranei

Sotto ai giardini corre una rete di circa due chilometri di tunnel sotterranei, pensati per collegare i padiglioni senza disturbare l’armonia estetica in superficie. Li usavano i medici per spostarsi rapidamente e per il trasporto dei pazienti. Un dettaglio che mi ha colpito: quando l’ospedale era pienamente operativo, i tunnel erano segnati da linee colorate sul pavimento – il rosso portava alla banca del sangue, il blu al pronto soccorso.

Da ospedale a museo: un caso più unico che raro

Nel 2009 l’attività medica si trasferì completamente in un edificio moderno accanto al complesso storico, e i padiglioni modernisti sono stati restaurati per diventare spazio culturale e museale: uno dei pochi casi al mondo, forse l’unico, in cui un ospedale viene salvato e riaperto al pubblico proprio per la sua bellezza architettonica. Durante la visita si trovano ancora oggi antichi strumenti medici – fonendoscopi d’epoca, siringhe di vetro – piccole tracce di quanto sia cambiata la medicina in appena un secolo.

Il legame con il resto della Barcellona modernista

Sant Pau e il Palau de la Música Catalana condividono più di un architetto: sono stati iscritti insieme nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1997, come simboli gemelli del modernismo catalano. Ma Sant Pau ha un primato tutto suo: è l’unico ospedale al mondo incluso in quella lista – ed è stato inserito quando era ancora una struttura sanitaria pienamente operativa.

È forse per questo che Sant Pau colpisce in un modo diverso rispetto agli altri grandi nomi del modernismo barcellonese: non è nato per stupire un turista, ma per far stare meglio chi ci passava le giornate più difficili della propria vita. E si vede.

Da quando ho iniziato a interessarmi di sostenibilità sono diventata vegetariana, ho venduto la macchina e ho preso un PhD. Ma non chiedermi di smettere di viaggiare.

Tutte le immagini sono di © Monica Pianosi Foto postprodotte con l'aiuto di AI 2025

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