A cena tra vermouth e brutalismo, al Duparc Bistrot

Monica Pianosi Pubblicato il 1 Settembre 2026

Brutalismo a Torino? Yes lo abbiamo trovato! Siamo in corso Massimo d’Azeglio e qui il brutalismo torinese degli anni Settanta si è rimesso in gioco.

Al DUPARC, dentro l’edificio che l’architetta Laura Petrazzini e l’artista Corrado Levi disegnarono nel 1971 – e che negli anni ha attraversato le liste d’attesa dei dirigenti industriali, gli attori del Regio, fino al recente restyling firmato dallo studio BRH+ con la direzione artistica di Elisa Sighicelli – è nato da poco un bistrot che porta con sé un nome pesante nella scena gastronomica cittadina: quello di Diego Dequigiovanni, che qui approda dopo aver reso via Maria Vittoria una tappa obbligata con Luogo Divino. Con lui in cucina, Diego Sala Silva, già al suo fianco proprio in quegli anni.

Al bancone del bar ci aspetta un Vermouth, come sempre

Accanto al bistrot, il bancone porta la stessa cura in una direzione più conviviale: lo firmano Riccardo Rebesan, con esperienze tra Londra e il Mandarin Oriental di Como, e Dario Boglioni, cresciuto tra Piano 35 e Bar Cavour. Si comincia con un calice di rosé che scintilla contro la luce, ciotole di mandorle e taralli da sgranocchiare mentre si sceglie dalla carta, e un bicchiere di vino bianco che non fa in tempo a scaldarsi. La carta reinterpreta i grandi classici stagione dopo stagione, sempre con il Vermouth torinese sullo sfondo – un caffè al mattino, una merenda, un aperitivo che non ha fretta di finire.

A cena, senza fretta

Il tavolo si riempie in fretta, e non è un problema: un gazpacho di peperoni verdi che rinfresca subito il palato, una caponata al cacao che ci spiazza per un attimo prima di conquistarci completamente, anche perchè poco prima ci chiedevamo ‘cosa possiamo mangiare come dolce che non sia un dolce?’ ecco trovata la risposta. Pomodori affumicati che portano tutto il sapore dell’estate. Poi arriva il risotto al peperone con ombrina e furikake – colore acceso, sapido, con quella nota giapponese che non stona affatto. Altri pomodori, in un’altra consistenza, chiudono il giro dei sapori vegetali che dominano la tavola.

A pranzo il ritmo si abbassa leggermente invece. Il menu pranzo, disponibile dal lunedì al venerdì, propone una cucina leggera, ma curata nei dettagli – pensata per chi vuole una pausa vera, non un pasto veloce. È il tipo di posto perfetto per un incontro di lavoro che non vuole sembrare tale, o per un momento tutto per sé in mezzo alla giornata.

Perché restare

A pochi passi dal Parco del Valentino, sotto un’epigrafe marmoriale dell’artista Salvo che sembra quasi un manifesto per il locale intero, il DUPARC dimostra che si può reinventare un luogo storico senza tradirne l’anima – e che a volte le storie più interessanti della cucina torinese nascono proprio dove meno te lo aspetti, dentro un hotel.

Da quando ho iniziato a interessarmi di sostenibilità sono diventata vegetariana, ho venduto la macchina e ho preso un PhD. Ma non chiedermi di smettere di viaggiare.

Tutte le immagini sono di © Monica Pianosi , Arianna Cristiano e Valentina Brancaleon 2026

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