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Ameglia | un borgo dai colori pastello in Val di Magra

Ameglia | un borgo dai colori pastello in Val di Magra

Dove Liguria e Toscana si incontrano, arroccato sulla cima di una collina, spicca l’antico borgo di Ameglia. Non troppo conosciuto e fermo nel tempo, con le sue case color pastello e le piazzette silenziose, rimane un paesino tutto da scoprire.

Un borgo dove il tempo sembra essersi fermato

Per i turisti Ameglia, per gli abitanti Mègia. Mi piace passeggiare in questo centro storico a cui sono tanto legata la mattina, quando il paese con calma si sveglia, qualche anziana signora esce in piazza per chiacchierare con le amiche e i gatti si stendono al sole sul sagrato della chiesa. Un luogo dove ritrovare la pace, dove i bambini giocano ancora a palla in piazzetta e dove il tempo sembra essersi fermato. Le porte delle case, lungo le strette vie in salita che percorrono il borgo a vari livelli, rimangono aperte nella bella stagione e passando si può sbirciare la vita che scorre lenta al loro interno. I vasi curati e le piante appese alle pareti rendono le sue tipiche case liguri a torretta ancora più magiche.

Una perla di Liguria poco conosciuta

Una visita in questo piccolo paese merita tutto l’anno. Magari per una colazione estiva o per una cena in piazzetta a base di sapori locali, dopo aver fatto una passeggiata fino alla Chiesa di San Vincenzo per godersi un panorama mozzafiato sulle Alpi Apuane. Come in un quadro, al centro della scena svetta il Monte Sagro e spostando lo sguardo, nelle belle giornate, l’occhio può arrivare fino alla costa toscana. Nella parte più alta del paese spicca invece il castrum di Ameglia, un castello medievale ancora in ottimo stato, circondato da un giardino di rose profumate che durante l’estate ospita spettacoli teatrali e un cinema all’aperto.

Tradizioni e folclore amegliese

La vita scorre tranquilla nel borgo di Ameglia, ma l’ultima domenica di Carnevale tutto il paese si anima in occasione dell’Omo ar Bozo, antica manifestazione popolare che pare risalga addirittura al quindicesimo secolo. Si narra di una pratica dei tempi antichi, secondo la quale i vecchi del paese avrebbero condannato ad un gelido bagno nel bozo (fosso in dialetto) il primo forestiero incontrato, se questi non avesse pagato un’ingente somma di denaro. Il povero condannato veniva accompagnato da musica e balli in una lunga processione fino alla sua gelida pena tra le urla dei presenti che lo deridevano al grido di: “pagae o non pagae ar bozo tà d’andae”. Oggi la tradizione è ancora viva, ma ha subìto qualche trasformazione nel corso del tempo: per esempio, ad essere buttato nel fosso non è più uno straniero, ma un volontario.


All images © 2019 Marta Bizzari