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Berberè a Roma, la pizza pop-olare che sa distinguersi

Berberè a Roma, la pizza pop-olare che sa distinguersi

8 è il numero che rappresenta l’infinito e l’equilibro cosmico.
8, nel calendario, è il mese di agosto, il più rovente dell’anno.
8 sono gli spicchi in cui viene tagliata la pizza di
Berberè.

Forse tutto torna: una pizza servita ben calda, così gustosa che viene spontaneo chiedere “ancora, ancora, ancora”. Senza fine, appunto.
Lo scrivo con cognizione di causa, perchè l’ho pensato e (ap)provato!

Berberè pizzeria
via Mantova, 5 | Roma

06 45654390
lun |dom 12 30 – 14 30 ; 19 – 23 30

Sito | Facebook | Instagram

Nella sua carta d’identità, questi i segni particolari: soffice dentro e croccante fuori. Leggera, autentica, con carattere. Semplice, genuina, sincera. Sì, la pizza può essere sincera, proprio come una persona di cui fidarsi, che mantiene le promesse.

Schietta e popolare, perchè mette d’accordo ogni palato. Ma anche pop-olare, con il suo arredamento colorato, i richiami agli anni ’50 e alcuni dettagli adorabilmente vintage.

Sa distinguersi ed è riconoscibile, per come è e per cosa propone, sul piatto e tra le pareti.
Venite con me a cena, offro io!

Anche Roma ha la sua Berberè

Nella capitale, a Via Mantova, nel quartiere Trieste, a due passi da Piazza Fiume, il locale è stato inaugurato nel 2017, allungando la lista dei luoghi in cui il fortunato progetto di Matteo e Salvatore Aloe è sbarcato. I due fratelli calabresi sono partiti nel 2010 dalla provincia bolognese, da Castel Maggiore, per poi aprire, anno dopo anno, 11 locali in Italia e 3 a Londra… quando la pizza è vero amore, da mettere in circolo e nel forno!

A Roma, il format ristorativo segue i passi degli altri ristoranti, ma con un appetitoso “quid” in più che ci fa dire con orgoglio ce l’avemo solo noi: la pizza fritta. Se l’aggettivo “fritto” evoca universalmente voglie incontrollate e visioni, associato ad un impasto, oltre che fame, fa venire gli occhi a cuore: gli stessi con cui ho guardato – e fotografato – quelle palline gonfie di gioia dalle mani della mia complice gastronomica Camilla.
Le varianti sono 3: pomodoro, parmigiano e basilico; stracciatella e crudo di Norcia; pomodoro, bufala, acciughe e origano. Quale scegliete?

berberè roma

Questa pizza è differente

Si capisce subito che la pizza di Berberè è speciale, prima ancora di assaggiarla, solo guardandola: il colore più scuro la caratterizza, in quanto vengono usate farine semintegrali macinate a pietra dell’azienda Alce Nero.
Al primo morso, la conferma della sua unicità: la pasta madre viva – che riposa almeno 24 ore a temperatura ambiente – la rende morbida all’interno (e altamente digeribile), mentre il sapore, anche grazie a impasti alternativi a base di enkir e farro, è deciso e delicato insieme. Gli ingredienti per guarnirla, rigorosamente di stagione, provengono da presidi Slow food e biologici.
Il menù è composto da 16 proposte, alcune più classiche (le immancabili Marinara, Margherita, Bufala, Napoli e Quattro formaggi – che se include un “super” nel nome ci sarà un motivo) e altre più ricercate (una tra tutte: Viola, con crema di barbabietola, porri saltati, feta e olive nere).
Noi siamo andate sulla pizza con zucca, funghi misti saltati, taleggio, fiordilatte e prezzemolo, litigandoci l’ultima fetta!

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Oltre la pizza c’è di più

Chi non vuol rinunciare agli antipasti, tra i “cicchetti” trova, ad esempio, i crostini con acciughe di Cetara, burro e scorza di limone, o con baccalà mantecato e cipolla rossa marinata, o con ‘Nduja di Spilinga e stracciatella. La minestra Trinità (ri)unisce zucca, fagioli cannellini, pomodoro e salsiccia, mentre per gli amanti dei salumi c’è una sezione tutta dedicata a loro.

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Non sia mai che non lasci qualche riga sui dolci! Meritano menzione perchè sono artigianali e si spazia dal sorbetto di mandarino alla Sacher, dalla torta Setteveli alla panna cotta (definita “leggera”, un punto in più) con amarene sciroppate.

Mangiare tra i colori, giocando con il tempo

Se la qualità del cibo è al primo posto, da Berberè anche l’arredamento è ben curato e studiato: i tavoli sono inseriti in un contesto che gioca con le epoche e gli stili, tornando indietro nel tempo.
La location ricrea una fabbrica storica, tra neon a tubo in acciaio invecchiato, pezzi di antiquariato contemporaneo e quadri che omaggiano il classicismo romano.
I colori sono accesi, l’atmosfera è allegra e la presenza di alcune piante aggiunge un tocco di verde (al) naturale. I writer Nabla&Zibe hanno firmato il wall painting della sala d’entrata, mentre il pavimento bianco e nero aggiunge contrasto all’intero ambiente.
La luce forte dona calore e diciamolo pure, le sedie ricordano un po’ quelle dei banchi di scuola, un tuffo tra i ricordi…

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Mission riuscita!

I fratelli Aloe, nel sito ufficiale di Berberè, alla voce “Chi siamo”, hanno scritto questa frase: La nostra mission è fare pizze buonissime, servite gentilmente, in luoghi bellissimi.

La chiave di tutto credo sia racchiusa in quel gentilmente: la gentilezza, oggi merce rara quasi in via d’estinzione, è ciò che fa crescere e lievitare non solo le pizze, ma anche le cose che contano.
Con rispetto. Di noi, dei nostri valori, degli altri.
Di quello che mangiamo e che facciamo mangiare.
Con onestà.

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Vicinissimo, a via Nizza, trovate il museo Macro… cibo e cultura, la doppia “c” vincente!


All images © 2020 Francesca Palmieri