Io so di non sapere tutto sul caffè, o meglio, so che potrei ancora imparare tanto, ma proprio per questo mi sono recata nel luogo perfetto per scoprire qualcosa di nuovo: Artifact a Torino. Questa caffetteria specialty ha da poco spento le sue prime candeline, ma ha già molta storia da raccontare.
3 motivi per andare da Artifact a Torino:
- Bere un caffè buono e scelto per te. Riccardo capirà i tuoi gusti e ti indicherà l’origine e il caffè più adatti a te
- Se ti piacciono i videogiochi, puoi ingannare l’attesa giocando a pac-man o a street fighter
- Per partecipare ad una sessione di cupping, dove potrai imparare a riconoscere gli aromi del caffè degustandolo con più consapevolezza



Una passione che è quasi come un incantesimo: non ci si può scappare
Inizio dal raccontarvi chi c’è dietro Artifact: Riccardo Alesso, per molti anni barista e formatore nel Regno Unito. La sua passione l’ha portato in giro per il mondo e per molte competizioni, ma dopo aver trovato l’amore e messo su famiglia in Italia, ha scelto una vita più stabile. In Italia, però, l’idea di caffè che lui tanto amava non c’era ancora.
Ha provato ad addentrarsi nel mondo del vino, ma il suo cuore l’ha riportato alla sua passione più grande, il caffè e ha capito che era giunto il momento di aprire qualcosa di suo e lanciarsi in questa sfida.
Il nome, se ve lo steste chiedendo, è stato facile trovarlo perché proviene dalla sua altra passione: Magic.



Da Artifact la qualità batte la quantità
Lo spazio dentro Artifact non è tantissimo, ma si sta bene. L’atmosfera rilassata e cozy è quello che invoglia il dialogo, e che ha permesso di creare una community piccola, ma unita e per Riccardo anche di trovare tanti amici. D’estate c’è anche un piccolo dehors in cui accomodarsi.
Lo stile di Artifact punta soprattutto a mettere al centro la qualità del caffè. Riccardo ha deciso di mettere tutta l’esperienza appresa in passato al servizio del pubblico, per farci bere un caffè che è semplicemente un sogno. Lotti limitati, curati in ogni passaggio, dalla produzione, alla tostatura, all’estrazione. Anche la conservazione non viene trascurata, e specialmente quando si tratta di lotti particolari vengono conservati congelati, per mantenerne intatti gli aromi e gli olii fino al momento della macinazione. Macinazione che viene fatta a mano, tazzina per tazzina, per poter garantire sempre la qualità migliore e un maggior controllo della grana.
Un dettaglio a cui non avevo mai pensato, ma che non è assolutamente banale è la scelta del latte, che può esaltare o oscurare il caffè. Da Artifact ce ne sono di due tipi, scelti entrambi con cura: il latte d’avena di Oatly e il latte vaccino di Milbok. Quest’ultimo (che io non avevo mai sentito prima) è un latte da competizione estremamente ricco e leggermente dolce che permette di ottenere cappuccini perfetti e di arricchire al meglio il caffè e Artifact è l’unica realtà a Torino ad averlo.
Di tanto in tanto Artifact organizza anche degli eventi di cupping, vere e proprie degustazioni di caffè dove si viene guidati a riconoscere e valutare i diversi aspetti e aromi del caffè. Un’esperienza curiosa sia per gli esperti, sia per chi è un amatore e vuole semplicemente scoprire nuovi aromi ed esplorare i propri gusti.



Il caffè che calma, non che agita
Un altro elemento che contraddistingue Artifact è proprio la calma. Nessun processo viene fatto di fretta, dalla scelta del caffè più adatto al cliente alla preparazione. Il caffé qui si trasforma in un momento di calma, anche se preso al banco.
All’interno del locale non poteva che esserci anche una parte di intrattenimento che parla sempre di Riccardo: un bel arcade, per intrattenersi mentre si aspetta il proprio caffè. Così lui può avere tutto il tempo che gli serve, e voi non vi annoiate nel frattempo, perché all’arte non bisogna mettere fretta.
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