Dentro il Palau de la Música Catalana a Barcellona

Monica Pianosi Pubblicato il 13 Agosto 2025

Camminando per il centro di Barcellona è facile imbattersi, quasi casualmente, in questo palazzo. Il Palau de la Música Catalana è incastonato tra le case del quartiere di Sant Pere, stretto in una strada stretta stretta, e proprio per questo il primo impatto – quando alzi lo sguardo e vedi la facciata coperta di mosaici, colonne e sculture – è quasi uno shock, se non sai che c’è! Nessuna piazza a fargli da cornice, nessun distacco: il Palau è proprio lì addosso a te!

È stato costruito tra il 1905 e il 1908 su progetto di Lluís Domènech i Montaner, uno dei nomi più importanti del modernismo catalano – lo stesso movimento di Gaudí, ma con una grammatica sua, più geometrica, più legata alla ceramica e al ferro battuto che alle linee organiche della Sagrada Família. Domènech i Montaner lo pensò come sede dell’Orfeó Català, il coro fondato nel 1891 da Lluís Millet e Amadeu Vives, e lo finanziò tramite sottoscrizione popolare.

Perché il Palau de la Música Catalana è un edificio unico

Nel 1997 l’UNESCO lo ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità – ed è, ancora oggi, l’unica sala da concerto al mondo ad avere questo riconoscimento. E il motivo di questo riconoscimento è chiaro appena si entra nella sala. Perchè ti lascia davvero senza fiato.

La sala principale è costruita attorno a una struttura metallica centrale rivestita di vetro. Di giorno, quando la luce naturale filtra dall’alto, il soffitto si trasforma in un lucernario enorme: un sole di vetro colorato che scende sopra il pubblico, circondato da angeli di ceramica dipinti a mano. È l’unico auditorium modernista a usare la luce del giorno come parte della scenografia.

Sul palco, il colpo d’occhio si completa con l’emiciclo di Eusebi Arnau, diciotto sculture in trencadís (i frammenti di ceramica tipici del modernismo catalano) che rappresentano le muse della musica, sovrastate – con una scelta che ancora oggi sorprende – da uno stemma asburgico. Ai lati, due gruppi scultorei enormi: da una parte le Valchirie di Wagner che sembrano correre fuori dalla parete, dall’altra un busto di Beethoven circondato dalle figure della Cavalcata delle Valchirie interpretate in chiave catalana.

La Sala Lluís Millet

Prima ancora di entrare nell’auditorium, si passa dalla Sala Lluís Millet, dedicata al fondatore dell’Orfeó Català. È lo spazio che è rimasto più fedele al progetto originale di Domènech i Montaner: doppia altezza, enormi vetrate floreali, e un balcone visibile attraverso il vetro con una doppia colonnata rivestita di ceramica colorata. Durante gli intervalli dei concerti è ancora oggi il punto d’incontro del pubblico.

Chi ha suonato al Palau de la Música Catalana a Barcellona

Nel corso di un secolo il palco ha ospitato Pau Casals, Richard Strauss, Ígor Stravinskij, Arthur Rubinstein, Yehudi Menuhin, Daniel Barenboim. Non è un elenco messo lì per impressionare: è la ragione per cui questa sala viene ancora considerata, dagli addetti ai lavori, uno dei santuari acustici del mondo. Oggi il Palau continua a ospitare una stagione fitta, iniziando dalla musica classica, ma ospitando anche flamenco, opera, programmazione per famiglie, e dal 1982, con l’ampliamento su sei piani costruito accanto all’edificio storico, ha anche un secondo auditorium più piccolo, il Petit Palau, da 538 posti.

Non serve essere appassionati di musica classica per restare colpiti dal Palau.

Da quando ho iniziato a interessarmi di sostenibilità sono diventata vegetariana, ho venduto la macchina e ho preso un PhD. Ma non chiedermi di smettere di viaggiare.

Tutte le immagini sono di © Monica Pianosi 2025

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