K! A Torino lo spazio dove la fotografia si fa insieme

Asya Pubblicato il 15 Maggio 2026

Ammettiamolo: quando senti “nuovo spazio fotografico” la prima cosa che ti viene in mente è una galleria bianca, silenziosa, con le didascalie scritte piccoline e quella sensazione vaga di non sapere bene cosa stai guardando e di non poterlo chiedere a nessuno. K! Torino è l’esatto contrario. Ha aperto il 27 marzo in via Principe Tommaso 11D, a San Salvario, a Torino, ed è uno di quei posti che appena entri capisci che qualcuno ci ha pensato davvero – non solo a cosa esporre, ma a chi vuole che ci venga e perché. E la risposta, sorprendentemente, è: tutti.

Tre motivi per andare a visitare K! Torino

1. Non è una galleria – e meno male. Niente cartellini con i prezzi, niente opening con il prosecco tiepido in cui non sai dove mettere le mani. K! Torino è pensato per visitarlo e tornare a visitarlo: residenze artistiche, workshop, talk, attività per bambini e adulti, e presto una biblioteca di photobook sulla fotografia collaborativa consultabile su appuntamento. Il tipo di posto in cui entri per curiosità ed esci con un appuntamento per la settimana dopo.

2. Qui la fotografia la fai tu. Kublaiklan ha costruito tutto il proprio lavoro attorno a un’idea rivoluzionaria: la fotografia non nasce da soli. Nasce da uno scambio, da una relazione, da un territorio che reagisce. E da K! Torino questo non è soltanto uno slogan: è proprio il modo in cui funziona ogni cosa. Artisti, quartiere e comunità co-progettano e co-abitano lo stesso immaginario. Vale la pena provare cosa significa stare dall’altra parte dell’obiettivo.

3. Torino ne aveva bisogno – anche se non lo sapeva. La città ha già CAMERA, le Gallerie d’Italia, Exposed. Sa benissimo cos’è la fotografia e come esporla. Però mancava uno spazio piccolo, quasi domestico, in cui l’immagine diventasse un’azione collettiva. K! Torino è quello spazio. Ed è arrivato al momento giusto.

Le anime dietro al progetto K! Torino

Rica Cerbarano, Francesco Colombelli, Elsa Moro e Aleksander Masseroli Mazurkiewicz fondano Kublaiklan nel 2018 con un’ossessione condivisa: la fotografia è un linguaggio dialogico, e trattarla come un gesto solitario significa perdersi la parte più interessante. Da lì in poi il collettivo ha curato edizioni di Cortona On The Move, insegnato Exhibition Design per la fotografia allo IED di Torino, collaborato con fondazioni e istituzioni in tutta Italia. Hanno lavorato tanto, in posti diversi, spesso senza una base fissa tra Torino, Bologna e Ostuni. E proprio da quella dislocazione nomade è nato il desiderio opposto: radicarsi. Non quindi con un festival che arriva una volta l’anno e poi sparisce, ma, al contrario, con un luogo che permetta un rapporto continuativo con la città e con chi la abita. Torino e San Salvario sembravano il posto giusto per K!. Guardando com’è andata, lo erano davvero.

Cosa si può vedere da K! Torino

La mostra inaugurale visitabile ora da K! è dedicata al fotografo argentino Emilio Nasser e al suo progetto La cornuda de Tlacotalpan, visitabile fino all’8 maggio. La cornuda è una creatura della leggenda messicana che vive nel fiume Papaloapan, a Tlacotalpan, nello stato di Veracruz: viene temuta, e per questo, progressivamente dimenticata. Nasser ha fatto una cosa bellissima e un po’ matta: ha coinvolto gli abitanti della città, li ha invitati a scrivere e disegnare la propria versione della storia, poi li ha fatti indossare una maschera fatta di fango e detriti del fiume per interpretare la creatura. La mostra restituisce tutto questo attraverso foto e disegni: non un documento freddo, ma la traccia viva di qualcosa che è successo davvero, insieme. È esattamente il tipo di fotografia che K! vuole fare – quella in cui l’autore non arriva con la risposta già in tasca, ma apre una domanda e aspetta di sentire cosa dicono gli altri

Asya è una osservatrice seriale — il tipo di persona che in un posto nuovo nota prima l'angolo di luce strano che il menu. Gira sempre con un quaderno in borsa dove finiscono pensieri, frasi rubate alle conversazioni degli altri e connessioni che non sa ancora dove la porteranno. Appassionata di tutte le forme d'arte — scrittura, cinema, mostre, musica — ha un podcast in cui racconta luoghi di Torino e Dublino attraverso le sensazioni che le fanno provare, perché per lei un posto non è mai solo un indirizzo.

Tutte le immagini sono di © K! 2026

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