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People of Turin | Partimmo in mille per la stessa guerra

People of Turin | Partimmo in mille per la stessa guerra

LA MIA BARA mostra a cura di Nicolò Taglia e Walter Visentin
Inaugurazione sabato 19 ottobre, 18-21 | via Onorato Vigliani 217, Torino | piano
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Maggiori informazioni qui

people of turin

Una bara.

Una bara di chi?

Una bara di cosa.

Di cosa?

Del tempo.

Del tempo di chi?

Del tuo.

Dal balcone del settimo piano di via Onorato Vigliani 217 si abbraccia un perimetro invisibile che traccia il confine della città, la scenografia cambia. Gli occhi cercano punti di riferimento.

Dal balcone del settimo piano, le stagioni del tempo, il giorno e la notte, il sole e la pioggia chiudono e aprono lo sguardo su piazza Bengasi, sul cantiere della metropolitana, su ferite di un quartiere che si stanno rimarginando.

All’interno, le diverse temperature della luce riflettono in modo diverso il bianco delle pareti spoglie e della graniglia lucida del pavimento di un appartamento in transizione, come le strade là fuori.

Stanze in cui il passato, il presente e il futuro, si incontrano e si annullano in istanti sospesi.

Non è un funerale, siete spettatori e ospiti di una veglia. La salma è nell’altra stanza. Chi è il defunto non si sa ancora.

Se siete dentro vuol dire che avete già osservato il cordone di fotografie in bianco e nero inchiodate al muro; istantanee di una collaborazione reale, del confronto estetico, poetico e fraterno tra le sensibilità artistiche di Nicolò e Walter.

Walter artista della materia, Nicolò artista dell’immagine: due filosofi del contemporaneo, uomini in cerca di qualcosa.

Insieme hanno fatto morire il Tempo e gli hanno costruito una bara; nel laboratorio di Walter Visentin: 300 metri quadri, intorno ad una stufa a legna, sigarette e birra, in un freddo inverno torinese, a fianco della Dora. Come sarti hanno preso le misure e poi trasformato il legno di porte dimenticate nel simbolo della fine.

Muore il tempo che abbiamo inventato noi, il tempo che non è mai abbastanza, il tempo che non è dato, il tempo che è passato. Il tempo che è prezioso, più di tutto, forse.

Cerimoniale ancora in uso per molti popoli, nella stanza delle foto si commemora la “buonanima”, ripercorrendone la vita su pellicola; qui – in mostra – è rappresentato il processo creativo che ha dato forma e immagine alla bara.

È arrivato il momento di incontrarla.

Sul suo fianco destro, ma dritto davanti a voi, si dichiara a lettere bianche. Inizia così un dialogo diretto con gli occhi che la scrutano. “Prendersi le misure”, a questo punto, è quasi un riflesso incondizionato.

Sembra leggera e in effetti lo è, ma allo stesso tempo è densa di un significato che emana riempiendo lo spazio. Walter e Nicolò, che vedono ancora le porte con cui è stata realizzata, ci hanno chiuso dentro un’utopia in cui la vita, la morte e il tempo si fondono concettualmente in un’unica riflessione.

Il sogno che ci ha regalato il capitalismo, ci ha ancorati al desiderio di cose materiali allontanando l’idea della precarietà e della fragilità della vita. Ci diciamo che tutto è più veloce, che lo sarà sempre di più, tacendo sul perché dobbiamo correre e su cosa lasciamo indietro.

Sappiamo che tutto quello che ha un inizio ha una fine e che la morte ha la stessa “banale” dignità della nascita, ma siamo umani, buttiamo giù un buon bicchiere di vino e fino al giorno dopo non ci pensiamo più.

La cassa sospesa nella stanza ci ricorda che i giorni si accumulano e che un giorno quella sarà la nostra bara. È qualcosa che ci accomuna nel profondo, a volte così profondo da dimenticarcene.

Ci separa da quel momento soltanto il tempo; che morirà prima di noi, e allo stesso tempo ci sopravviverà.

Impegniamo il presente ad esorcizzare e sconfiggere la morte del tempo, senza nominarla mai, senza pensarla, nella frenesia che ci fa vivere sempre di più, sempre più forte. Sconfiniamo e ci confondiamo nel virtuale in cui l’esistenza sembra riproducibile all’infinito, come un video su YouTube finché non lo rimuovono.

LA MIA BARA è un pretesto urlato in silenzio che chiede e si aspetta un significato diverso da ciascun osservatore.

Forse facendo il percorso al contrario, in ascensore o scendendo le scale, si insinuerà in qualcuno il pensiero che si può trovare un senso meno “schiavo” al conto alla rovescia delle nostre anime.

Se fosse un film sarebbe girato dai Monty Python, se fosse una canzone sarebbe Il Testamento, ballata di De André da cui ho preso in prestito un verso per il titolo dell’articolo.

Uscirete leggeri, ma non vuoti. Alle spalle un’atmosfera intima, un po’ noir, fuori il traffico e la vita. E’ una mostra che vi porterete dietro. Almeno fino al prossimo bicchiere di vino.


Via Onorato Vigliani 217 piano 7 | Nizza Millefonti | Torino
Inaugurazione sabato 19 ottobre 2019 dalle 18 alle 21

Mostra visitabile su appuntamento fino al 19 novembre 2019 | info 3405835851


All images © 2019 Luca Iovino