Immaginate un castello. Non uno di quelli con lo scudo alla porta e il negozio di souvenir all’uscita, ma un fortino con le torri merlate costruito in mezzo al nulla, a 1764 metri, dentro una torbiera d’alta quota circondata da tremila metri di roccia. Immaginate che a costruirlo, a metà Ottocento, sia stato il Re, Vittorio Emanuele II, per la precisione, che qui veniva a cacciare e a passare l’estate lontano da tutto. Immaginate che quel fortino sia sopravvissuto a due incendi, a una guerra, a decenni di abbandono, e che oggi vi accolga con un piatto di cucina occitana e un tetto sopra la testa dopo un’ora e un quarto di cammino. Ecco, ora smettete di immaginare: benvenuti al Rifugio Valasco.



Tre motivi per andare al Rifugio Valasco
- Per dormire in un ex fortino reale a 1764 metri e sentirvi, almeno per una notte, un po’ più nobili del solito.
- Per un’ora di cammino alla portata di chiunque, che vi regala comunque la sensazione di aver conquistato qualcosa.
- Per ripartire da lì verso i laghi di Valscura o il Monte Matto, se quel pianoro non vi basta e volete salire ancora più su.
Un Re, una casa di caccia, tre incendi
Il Valasco nasce come “casa di campagna” di Vittorio Emanuele II nel 1868: un rifugio da caccia vero, in un vallone scavato tra il Monte Matto e la Rocca di San Giovanni. Poi la storia ci ha messo del suo. Durante la Prima Guerra Mondiale diventa una caserma. Negli Anni Venti un incendio si porta via il tetto. E durante la seconda Guerra Mondiale: stessa sorte. Nel mezzo, decenni da stalla per le mucche al pascolo estivo. Nel 1993 brucia di nuovo, e stavolta resta abbandonato per anni – finché nel 2002 qualcuno decide che quel fortino nel mezzo della torbiera meritava di rinascere. Oggi è un rifugio con 50 posti letto e una cucina che guarda alla tradizione occitana della valle.






Come ci si arriva
Si parte da Terme di Valdieri, 1390 metri, ultimo posto dove un’auto può ancora portarvi (il parcheggio è a pagamento in estate). Da lì un’ex strada militare – oggi chiusa al traffico, comodissima anche in mountain bike – sale con tornanti dolci fino al pianoro, ma si può anche tagliare per il sentiero più impervio, ma più breve (e divertente). Circa 400 metri di dislivello, un po’ meno di un’oretta di cammino (per le mie gambe), nessun bivio a insidiare i meno esperti: è uno dei percorsi più frequentati dell’intero Parco delle Alpi Marittime, adatto anche alle famiglie con bambini. Poco prima di arrivare, una cascata annuncia l’ingresso nel vallone. E se siete fortunati, tra un tornante e l’altro, incontrerete un camoscio a guardarvi passare.



Un pianoro che va rispettato
Il Valasco non è solo scenografia. È una torbiera d’alta quota, un mosaico di zone umide raro e fragile, e i cartelli lungo il sentiero lo ricordano bene: si cammina solo sui tracciati segnalati, ci si ferma solo nei pressi del rifugio. Un piccolo prezzo da pagare per un posto che si merita di restare esattamente com’è.









Domenica: si sale ancora, verso il Rifugio Questa
Ma il Valasco, per come lo vivo io, è solo la tappa del sabato sera. Ci si arriva nel pomeriggio, ci si siede a cena con le gambe ancora buone, si dorme in quota con la porta della camera a cui non serve una chiave. E poi, la mattina dopo, si riparte – perché la parte più bella del weekend deve ancora venire.
Dal pianoro superiore del Valasco il sentiero cambia carattere. Si lascia la sterrata comoda e si comincia a salire davvero: prima tra un rado lariceto, poi su un pendio più ripido dove il fiato si fa corto e il Valasco, alle spalle, si rimpicciolisce a ogni tornante. Dopo un’oretta abbondante di salita si incrocia una bella mulattiera lastricata che arriva dal Lago Sottano di Fremamorta – un tratto di pietra antica che vale da solo la fatica – e la si segue fino a sbucare su un pianoro di roccia sospeso a 2388 metri. Da Terme di Valdieri, contando anche la sosta al Valasco, sono circa tre ore di cammino. Qui, sulla sponda nord di un lago quasi perfettamente circolare, c’è il Rifugio Questa.
Rifugio Emilio Questa – Lago delle Portette – 2388 m
Parco Naturale Alpi Marittime
Tel. fisso 0171 1988388 (solo in stagione) · cell. 351 5835607 (anche WhatsApp/SMS)
emilioquesta@gmail.com Facebook e Instagram: @rifugioquesta






Il primo laghetto è proprio sotto al rifugio: il Lago delle Portette, che si raggiunge in cinque minuti scendendo per un sentierino in pietraia. Ci si arriva, ci si affaccia, e via – si torna su, perché il giro non è finito.


Da lì si riparte verso il Lago del Claus (2339 m), poco più di venti minuti di cammino tra saliscendi rocciosi. E qui il paesaggio regala il pezzo forte della giornata: si costeggia il lago su un tratto di mulattiera militare lastricata – costruita negli anni Trenta per il sistema difensivo di Valscura – che attraversa una valletta detritica con una precisione quasi ingegneristica.






Ancora una discesa e si arriva al Lago inferiore di Valscura (2265 m), mezz’ora scarsa dopo il Rifugio Questa. È il punto più basso del giro tra i laghi, e anche il più aperto: acqua ferma, cielo enorme, e la sensazione di essere arrivati proprio nel cuore del parco. Da qui in poi si cammina sull’ex strada militare che riporta, con calma, verso il Piano del Valasco.



Camosci, stambecchi, marmotte – se la giornata è quella giusta – a ricordarci che qui, in fondo, gli ospiti veri siamo noi.
Il rientro si fa ripercorrendo il sentiero fino al Valasco e poi giù, di nuovo, verso Terme di Valdieri: in tutto, tra andata e ritorno dal parcheggio, si sfiorano le 6 ore di cammino, contando entrambe le giornate. Ne vale ognuna.
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