Quando arriva il venerdì o il sabato sera d’estate, la tentazione è sempre la stessa: lasciare la città alle spalle per un po’, cercare un po’ di fresco e ritrovare un ritmo diverso. Spesso si pensa che per farlo servano lunghi viaggi, mete remote o organizzazioni complicate. In realtà, a poco più di un’ora da Torino esiste un territorio che sembra progettato proprio per questo: boschi, sentieri, vallate silenziose e panorami che aiutano a staccare dalla routine.
Sono andata alla scoperta del Cammino di Ermenegildo, un itinerario di tre giorni che attraversa l’Oasi Zegna seguendo le tracce di Ermenegildo Zegna e della sua visione di una montagna da vivere e proteggere. La prima tappa non l’ho (ancora) fatta, ma oggi ci addentriamo nella seconda: un anello di nel cuore della Valsessera, probabilmente il tratto più selvaggio e immerso nella natura di tutto il cammino. Sono circa 18 chilometri ad anello, 810 metri di dislivello e sei ore di cammino. Adatto a chi ha buon fiato e molta voglia di camminare.


Che cos’è l’Oasi Zegna
Per capire davvero il Cammino di Ermenegildo bisogna partire dall’Oasi Zegna. Non si tratta semplicemente di un’area naturale, ma di un progetto territoriale nato dalla visione di Zegna. Negli anni Trenta, quando molti imprenditori guardavano esclusivamente alle fabbriche, lui iniziò a immaginare un rapporto diverso tra industria, paesaggio e comunità. Fece costruire la Panoramica Zegna, promosse la riforestazione delle montagne biellesi e investì in un territorio che considerava parte integrante del benessere delle persone.
Oggi l’Oasi Zegna si estende per circa 100 chilometri quadrati tra boschi, pascoli, vallate e piccoli centri abitati. È uno dei più interessanti esempi italiani di come la cura del paesaggio possa diventare un progetto culturale, sociale ed economico.
Perché il Cammino di Ermenegildo in Oasi Zegna è diverso dagli altri
Il Cammino di Ermenegildo segue le tracce del suo fondatore che amava percorrere queste montagne a piedi e che vedeva nel contatto con la natura uno strumento di crescita personale e collettiva. Camminare qui non significa soltanto attraversare un paesaggio: significa entrare dentro una visione del territorio che ha anticipato temi oggi più attuali che mai.
Lungo il percorso si incontrano infatti molte delle idee che hanno guidato la vita e il lavoro di Ermenegildo Zegna:
- la storia industriale del Biellese e del tessile italiano;
- una forma di welfare aziendale pionieristica;
- la riforestazione e la tutela del paesaggio;
- infrastrutture pensate per rendere la montagna accessibile e vissuta;
- il cammino come strumento per conoscere il territorio e rallentare.
Per questo il Cammino di Ermenegildo non racconta soltanto una montagna. Racconta un’idea di futuro nata quasi un secolo fa e sorprendentemente contemporanea ancora oggi.
Il percorso: una giornata nel cuore della Valsessera
La seconda tappa del Cammino di Ermenegildo in Oasi Zegna è un anello di circa 18 chilometri con partenza e arrivo al Bocchetto Sessera. È una tappa che richiede un minimo di allenamento, ma che non presenta particolari difficoltà tecniche. Quello che colpisce fin dai primi passi è il cambiamento di atmosfera rispetto alle zone più frequentate dell’Oasi Zegna: il paesaggio diventa più ampio, più selvaggio e decisamente più silenzioso.
Dal Bocchetto Sessera il sentiero scende verso la Piana del Ponte, uno dei punti più suggestivi della Valsessera. Qui il torrente Sessera attraversa una valle modellata dall’acqua e dal tempo, creando un ambiente che alterna prati aperti, boschi e scorci sulle montagne circostanti.



Proseguendo, il percorso attraversa antichi alpeggi e aree che raccontano la lunga storia di queste montagne. Non è raro incontrare tracce delle attività minerarie che per secoli hanno caratterizzato la valle, così come resti di edifici rurali che testimoniano una presenza umana discreta ma costante. La sensazione è quella di attraversare un territorio che non è mai stato addomesticato del tutto e che continua a mantenere un forte legame con il proprio passato.


Uno degli aspetti più interessanti della tappa è la continua alternanza tra ambienti diversi. Si passa da tratti immersi nei boschi di faggio a pascoli aperti, da sentieri che costeggiano corsi d’acqua a punti panoramici dai quali lo sguardo si apre sulle montagne biellesi. Non ci sono grandi vette da conquistare o attrazioni costruite per stupire: il fascino del percorso sta proprio nella sua autenticità. Man mano che si cammina, il rumore della città sembra sempre più lontano. Restano il suono dell’acqua, il vento tra gli alberi e i pendagli delle mucche in lontanza.
Dopo circa sei ore di cammino si torna al Bocchetto Sessera chiudendo l’anello. Ma il bello di questa tappa è che, pur terminando nello stesso punto da cui si è partiti, dà l’impressione di aver attraversato molti paesaggi diversi e di aver conosciuto un volto dell’Oasi Zegna che spesso rimane nascosto a chi si limita alle sue aree più frequentate.



Dove dormire: una notte al Rifugio Monte Marca
Se posso dare un consiglio, non limitatevi a percorrere la tappa e tornare a casa. Salite il sabato pomeriggio a Bielmonte e concedetevi una notte al Rifugio Monte Marca. Situato a 1.620 metri di quota nel cuore dell’Oasi Zegna, è raggiungibile a piedi in una ventina di minuti oppure con la storica seggiovia monoposto. Il rifugio dispone di camere con bagno privato, un ristorante di cucina montana e soprattutto una vista spettacolare che spazia dal Monte Rosa alla Pianura Padana.









La mattina successiva potrete partire presto per la seconda tappa del Cammino di Ermenegildo, con la luce migliore e senza la fretta del viaggio di andata.
In fondo, il senso di questo cammino è proprio questo: rallentare. E una notte in quota aiuta a entrare nello spirito giusto ancora prima di mettere piede sul sentiero.
Ti piacciono le foto e vorresti usarle per raccontare la tua attività? Clicca qui e scopri come!
