Uno dei racconti più belli mai scritti su una città vuota d’agosto parla, quasi certamente, di Torino – anche se Italo Calvino non lo dice mai apertamente. In Marcovaldo, il protagonista resta l’unico abitante della città a Ferragosto: tutti sono partiti, le strade si sono svuotate, e lui scopre finalmente di poter camminare nel mezzo dei viali senza semafori né regole. Montagne, grandi corsi, un fiume, le colline appena fuori: la geografia di quella città senza nome assomiglia troppo alla nostra per essere un caso.
Sessant’anni dopo, i giornali raccontavano ancora lo stesso copione: “Domenica d’agosto apatica. Ma a Torino sono rimasti in tanti”, titolava La Stampa nel 1980. Il mito della città fantasma, in realtà, non è mai stato del tutto vero – né allora né oggi. Chi resta, semplicemente, vive una Torino diversa: più lenta, più silenziosa, con le strade tutte per sé, proprio come Marcovaldo.
C’è stato un periodo della mia vita in cui adoravo lavorare ad agosto. Ero dipendente, e con gli altri in ferie il lavoro si affievoliva, la città si girava che era un piacere, i tempi si allungavano. Preferivo godermi le ferie in periodi meno canonici, proprio per avere quella Torino un po’ più libera tutta per me. Allora, però, non avevo ancora capito cosa significasse davvero lavorare per un’azienda – che il punto non è solo fare quello che ti viene chiesto nelle ore che ti vengono pagate, ma far rendere di successo quell’azienda. Pensavo bastasse essere lì, fare la propria parte, e che chi mi dava lavoro dovesse in qualche modo ringraziarmi per questo. Ora ho finalmente capito quanto mi sbagliassi.
Non so se agosto, per me, sia ancora lo stesso regalo di allora. Ma resta comunque il momento in cui la città si mostra più onesta: meno affollata, meno performativa, più vicina a quello che è davvero. Ecco alcuni modi per farvi compagnia, se quest’anno tocca a voi restare.
L’architettura da (ri)scoprire
Senza traffico, senza folla, Torino ad agosto smette di essere sfondo e diventa protagonista. È quello che scopre Marcovaldo: cammina nel centro deserto e per la prima volta può usare le strade come strade, senza semafori né regole a dirgli dove passare (ma tu guarda prima di attraversare!). Ad agosto è il momento giusto per andare a cercare quei dettagli che il resto dell’anno si perdono nella fretta. Al Cimitero Monumentale, tra i viali silenziosi, c’è una tomba con un’iscrizione diventata proverbiale in tutta Italia – “Piove, governo ladro!” – la protesta permanente di un torinese contro il malgoverno, scolpita nel marmo per sempre. In Via Milano, poco prima di Piazza della Repubblica, un incrocio con gli angoli smussati nasconde teste scolpite di toro, leone e cane che si affacciano dall’alto – il toro come omaggio all’origine stessa del nome Torino. In Vanchiglia, la Fetta di Polenta – il cui vero nome è Casa Scaccabarozzi – è un edificio ottocentesco largo appena 54 centimetri, giallo ocra come il piatto da cui prende il soprannome. E per chi ama le curiosità più bizzarre, il Portone del Diavolo di Palazzo Trucchi di Levaldigi, in Via XX Settembre: il batacchio raffigura un diavolo con due serpenti attorcigliati, e la leggenda vuole che il portone sia comparso in una sola notte.
Le abitudini e i piccoli rituali
Quando tutto il resto si ferma, sono le piccole routine quotidiane a scandire il tempo e a farti sentire meno solə. Il bar che rimane aperto dove il barista inizia a riconoscerti. Il giro al parco alla stessa ora. La colazione, poi, è il primo rituale della giornata – e ad agosto va gustata con calma, senza la fretta di chi corre in ufficio.
Il Sanca (anche conosciuto come Caffè San Carlo) – Piazza San Carlo, 156
A metà tra una chiesa barocca e un salotto reale – specchi, colonne ioniche, affreschi, un lampadario che si dice abbia 18 bracci, più grande di quelli di Palazzo Reale. La colazione qui significa viennoiserie con farciture servite a parte (per mantenerle fragranti), caffè in miscele specialty firmate 1895 by Lavazza più opzioni vegane e senza glutine per chi ne ha bisogno. Ad agosto, con meno gente intorno, è probabilmente il momento migliore per sedersi su una delle poltroncine di velluto rosso e godersela con calma, senza fretta di alzarsi.

Tauer Bakery – Via Madama Cristina, 22
Tauer Bakery porta l’anima delle bakery inglesi a Torino. Pancake serviti anche su vassoi da dieci pezzi, toast con avocado e salmone o uova strapazzate e bacon, un’ampia scelta vegana, e i cupcake “storici” del locale, nati proprio qui qualche anno fa. Ad agosto, con la città più silenziosa, il dehors su Via Madama Cristina diventa il posto perfetto per una colazione senza fretta, quasi fosse un angolo di Camden Town spuntato a San Salvario.

Pier Boulangerie – Via Santa Croce, 0/A
A due passi da Piazza Carlina, Pier Boulangerie si ispira alle panetterie e ai forni del Nord Europa: vetrate enormi, laboratorio interamente a vista, integrato nello spazio come fosse parte dell’arredo. Si entra, si sceglie dal banco, si esce con il pacchetto ancora caldo – pane, pizza in teglia, viennoiserie – e ci si ferma in Piazza Carlina, a due passi, per godersela con calma.

Il gelato del pomeriggio, sempre nello stesso posto: Mara dei Boschi in San Salvario o in piazza Carlina per chi cerca la certezza del gusto giusto, o Papalele, dove ogni volta i gusti cambiano e quindi cambia anche il piccolo rito – mai la stessa scelta due volte, ma sempre lo stesso momento della giornata. Ad agosto queste abitudini contano di più: diventano gli unici punti fissi in una città che, per il resto, rallenta e si trasforma.
I musei aperti (e più vivibili)
Ad agosto i musei si liberano delle code interminabili, ma alcuni vanno anche oltre: il Museo Egizio propone, dal 4 luglio all’8 agosto, ingresso gratuito ogni sabato sera dalle 18:30 alle 22:30, per una visita più tranquilla e suggestiva (prenotazione online obbligatoria). Il 2 agosto è “Domenica al museo”: ingresso gratuito nei musei statali, incluse le Gallerie d’Italia. I Musei Reali – Palazzo Reale, Galleria Sabauda, Museo di Antichità – restano aperti dal giovedì al martedì, 9-19, chiusi solo il mercoledì. Un pomeriggio tra queste sale, senza la folla di primavera, è probabilmente il modo migliore per finalmente fermarsi davanti a un’opera più di trenta secondi.



Andare a goderti qualcosa di fresco ed estremamente rinfrescante
Quando il caldo si fa sentire davvero, anche una semplice pausa da bere diventa un piccolo rito. Un cold brew da Mara dei Boschi, lento e intenso, perfetto per chi vuole il caffè, ma non la temperatura che porta con sé. Un matcha latte da Orso, verde acceso, leggermente amaro e ghiacciatissimo, il tipo di bevanda che si beve piano, non di corsa. E per chi cerca qualcosa di ancora più rinfrescante, una granita da Papalele – mandorla, pistacchio, o il coffee lemon che qui è quasi un marchio di fabbrica – da gustare seduti, magari all’ombra, aspettando che il caldo dia un attimo di tregua.
La natura che si riprende lo spazio
Come le formiche osservate da Marcovaldo in quel Ferragosto immaginario, anche voi potete accorgervi di quello che normalmente sfugge. Il giardino di Palazzo Dal Pozzo della Cisterna, in Via Maria Vittoria, è un piccolo gioiello barocco riaperto da poco dopo un restauro – un’aiuola ovale, una fontana, sculture contemporanee nascoste tra le fioriere, nel pieno centro città eppure quasi sconosciuto. Il Parco Michelotti, ex sede dello zoo cittadino chiuso nel 1987, oggi è tutt’altro: sponda fluviale con vista sul Po, vecchie strutture trasformate in gallerie di street art, un luogo rinato che d’agosto, con meno persone, si gode ancora meglio. Per chi cerca qualcosa di più intimo, il Parco Rignon, a Santa Rita, è un piccolo spazio liberty di 46 mila metri quadri, chiuso da un muro con aperture a forma di oblò – quasi un giardino segreto in mezzo al quartiere. E se avete voglia di una leggenda, il Parco della Tesoriera – conosciuto anche come “Giardin dël Diav”, il Giardino del Diavolo – custodisce la storia di un misterioso cavaliere nero che, si dice, compaia ancora di notte al galoppo tra gli alberi. Meno auto, meno rumore, più margine per notare quello che, il resto dell’anno, si attraversa senza vedere davvero.
I posti preferiti dove finalmente trovi posto
C’è un piccolo piacere colpevole nel tornare, ad agosto, nei locali che per il resto dell’anno sono sempre pieni – quelli per cui normalmente serve prenotare con giorni di anticipo.
Le Vitel Étonné – i ragazzi del Vitello, giovani e un po’ punk, con piatti tradizionali e contemporanei e tante opzioni veg nonostante il nome. Di solito pieno di volti e voci; ad agosto, anche di sedie libere.

Gaudenzio – vino e cucina, uno dei ristoranti più solidi della città: materia prima e tecnica sempre alte, una carta dei vini tra le migliori di Torino, piatti dove le verdure hanno sempre più spazio.

Baratti & Milano – il salotto sabaudo per eccellenza, dal 1875, oggi rilanciato con la cucina di Ugo Alciati (gli agnolotti “leggendari” della famiglia Alciati) e i vini di Piero. Merenda, pranzo o cena in uno degli interni più belli della città – ad agosto, senza la solita calca.
Casa Amélie – venti coperti su due piani, in Via Carlo Ignazio Giulio, nel cuore del Quadrilatero Romano. Lo chef Guido Perino cucina da solo, mescolando radici campane e tradizione piemontese: un’esperienza intima, quasi come cenare a casa di qualcuno che sa cucinare davvero bene.

Antico Ristorante Porto di Savona – dal 1863, uno dei ristoranti più antichi di Torino, affacciato su Piazza Vittorio Veneto. Cucina piemontese classica – vitello tonnato, agnolotti, bollito, finanziera – in sale d’epoca con arredi ottocenteschi originali. D’estate il dehors si affaccia proprio sulla piazza: uno dei tavoli più ambiti della città, ad agosto finalmente raggiungibile senza prenotare troppo tempo prima.
Una spa, sempre un’ottima idea ad agosto
Quando il caldo toglie ogni voglia di fare, la spa è forse il rifugio più sensato: fresco, silenzio, nessuno. La Duparc Oriental Spa, dentro l’iconico edificio modernista Duparc Contemporary Suites vicino al Valentino, propone un percorso ispirato all’Oriente – massaggi balinesi, ayurvedici, rituali thailandesi – in un ambiente che accoglie sia gli ospiti dell’hotel sia i torinesi “che sanno”. Accesso solo su prenotazione, aperta dal martedì alla domenica. L’Alkemy Spa, dentro il lussuoso Principi di Piemonte, punta invece su un’atmosfera più “urban escape”: piscina indoor con idromassaggio, sauna finlandese, bagno turco in stile mediorientale, doccia emozionale e persino una fontana di ghiaccio. L’ingresso di tre ore costa 40€ a persona, con accappatoio e telo inclusi. La Victoria & Iside Spa, nell’omonimo hotel in centro, a pochi passi dal Museo Egizio da cui prende il nome, gioca sulla suggestione: decori che evocano un passato di sfarzi, piscina riscaldata al chiuso, sauna e bagno turco – perfetta per chi cerca un pomeriggio quasi cinematografico, tra vasche e atmosfere d’altri tempi.



Un po’ di modi per non sentirsi gli unici superstiti di agosto – o per godersela, se avete scelto di esserlo. Un cortile mai notato, un’abitudine che diventa un punto fermo, un museo senza code, un albero che improvvisamente si fa notare, un tavolo che per undici mesi non si trova mai. Sono piccole cose, ma è proprio di piccole cose che è fatta la città quando smette di correre.
In fondo, restare non è mai stata davvero una sconfitta. Nemmeno per Marcovaldo, che di quella città vuota aveva fatto, per un giorno solo, il suo piccolo regno personale – prima che tutto tornasse come sempre.
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