Doca Panetteria Milano: una finestra sul Brasile, nel cuore di Corvetto

Monica Pianosi Pubblicato il 24 Settembre 2025

Doca panetteria Milano: Pane, Caffè, Saudade

Qui da Doca panetteria Milano il pane sa di ricordi, le torte parlano portoghese e il caffè si serve in filtro. Sto parlando di Doca, una bakery piccola e luminosa, nata dall’intuizione e dalla tenacia di Queren Girardi, una giovane donna brasiliana che ha scelto di raccontare la sua storia attraverso il profumo del forno e il calore dei dettagli.

Doca non è solo un locale: è un progetto intimo e coraggioso, che prende forma in un ex centro scommesse nella zona San Luigi-Corvetto, trasformato con cura e visione in un luogo accogliente, dove ogni elemento — dal menu alla carta da parati — racconta un pezzo di Brasile, ma con una voce nuova, sobria ed elegante, lontana dai cliché tropicali.

Doca Panetteria Milano: una storia di andate e ritorni

Queren è arrivata a Milano per amore, dopo una laurea in una facoltà affine a Scienze Gastronomiche. Già durante gli studi, però, aveva iniziato a sentire che la sua strada passava per la cucina, o meglio: per il forno. Dopo alcune esperienze in bakery contemporanee a Milano, ha cominciato a desiderare qualcosa che fosse solo suo. Un luogo dove intrecciare tecnica e memoria, professionalità e radici. Così, quando il Comune ha lanciato un bando per riqualificare spazi in disuso, Queren ha colto l’occasione. Ha preso un luogo dimenticato e lo ha trasformato in un laboratorio di bellezza e prossimità.

Sì, qui siamo in Brasile, ma con delicatezza

In portoghese “padoca” è la panetteria di quartiere, quella dove vai ogni mattina, dove conosci chi ti serve e dove ti senti a casa. “Doca” è un diminutivo affettuoso, ma anche una dichiarazione d’intenti. Qui non ci sono arredi caricaturali o piante tropicali. Queren ha scelto un’estetica sobria e calda, fatta di legno, tonalità della terra e illustrazioni arrivate direttamente dal Brasile: una donna che raccoglie il caffè, un paesaggio dell’entroterra. Non il Brasile da cartolina, ma quello della sua infanzia.

Ed è così anche il cibo: familiare, ma mai banale, con un tocco personale che lo rende unico. I dolci parlano brasiliano, ma hanno un’inflessioni milanesi e anche nordeuropee. La torta di carote con ganache al cioccolato, ad esempio, è uno dei dolci più amati in Brasile, ma qui arriva con una nuova leggerezza. Ancora più personale è la torta di mais con confettura di guava fatta in casa: un dolce che non si trova nemmeno in Brasile, almeno non così. La confettura industriale, che di solito accompagna questo tipo di dolce, è stata sostituita da una composta fresca, realizzata con guave biologiche siciliane e poco zucchero. Il risultato è sorprendente: un dolce delicato, profumato, che parla due lingue.

Il pane come gesto quotidiano

Il cuore di Doca è il pane. Non un pane qualunque, ma un pane pensato, che cambia a seconda delle farine disponibili, dell’umore e delle stagioni. Pane semi-integrale, pane con segale, pane ai semi. Pane che si compra alla finestra, come si faceva all’inizio, prima che la sala aprisse. E pane che racconta storie di emigrazione e ritorno: come il pão da colônia, un pane bianco alto e in cassetta che Queren ha conosciuto nella sua famiglia brasiliana di origini italiane. Un pane che vorrebbe proporre non solo da portare via, ma anche a fette come base per colazioni complete, insieme a formaggi, frutta, burro buono.

Un progetto di cura, dentro e fuori

Doca non è solo prodotto, è soprattutto relazione. Queren conosce già i volti, le abitudini, i nomi di chi passa qui davanti ogni giorno. C’è un rapporto di fiducia che si costruisce con i clienti. E non è un caso se per molti l’arrivo delle vacanze è diventato un momento commosso: ci si saluta, ci si dà appuntamento al ritorno.

Aprire Doca è stato anche un modo per affrontare la sfida della maternità. Queren lo dice chiaramente: fare le cose “nonostante” è diventato il suo nuovo orizzonte. Non c’è stato un tempo giusto per aspettare. C’è stato solo il tempo reale, quello dell’adesso. E dentro questo tempo è cresciuto tutto: la bambina, il pane, il progetto.

Un caffè come a casa

Anche il caffè ha un ruolo centrale naturalmente: non un espresso qualsiasi, ma una miscela scelta con cura da una singola piantagione brasiliana. Il filtro è protagonista: perché è quello che si beve in Brasile, e perché permette di rallentare. È un caffè dolce, morbido, senza acidità troppo marcate: accessibile anche a chi non ha mai provato uno specialty. Ogni giorno, in effetti, Queren prepara più filtri che cappuccini.

E anche questo è un modo per aprire una conversazione. Perché Doca non è un progetto nostalgico, è una proposta: è un modo per raccontare da dove si viene, ma anche per immaginare insieme dove si può andare.

Da quando ho iniziato a interessarmi di sostenibilità sono diventata vegetariana, ho venduto la macchina e ho preso un PhD. Ma non chiedermi di smettere di viaggiare.

Tutte le immagini sono di © Ilaria Pagani Monica Pianosi e Doca Panetteria 2025

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