Eccetera: quando un cocktail diventa un pretesto per parlare delle nostre vite
Quando ho deciso di partecipare a un’esperienza che univa tarocchi e cocktail, ammetto di non aver capito bene cosa aspettarmi. Pensavo di trovare una degustazione a tema. Oppure una lettura dei tarocchi accompagnata da qualche drink.
Invece, dopo quasi tre ore trascorse attorno a un tavolo con perfetti sconosciuti a parlare di rituali, desideri, paure, solstizi, ortiche, fiori di sambuco e scelte da rimandare o meno, sono uscita con la sensazione di aver partecipato a qualcosa di molto diverso.


L’esperienza si chiama Tarot Tail e si svolge da Eccetera, uno spazio nato a Torino che utilizza cocktail, narrazione e simboli per creare occasioni di incontro e conversazione. E forse è questa la cosa che ho trovato più interessante: i drink sono ottimi, ma sono solo un pretesto per parlare di qualcos’altro. E per capire come ci sentiamo davvero. State con me!
Chi c’è dietro Eccetera
Nato a Torino, nel quartiere Vanchiglia, Eccetera è un progetto ideato da Nicola Martinico che sfugge alle definizioni. Certo, si parla di cocktail, degustazioni e miscelazione, e Nicola è un incredibile esperto e appassionato di tutte e tre queste cose, ma sarebbe riduttivo descriverlo come una location per piccoli eventi e workshop. L’idea alla base è quella di utilizzare il cibo e il bere come strumenti per creare connessioni, stimolare conversazioni e costruire esperienze condivise.


In un momento storico in cui gran parte della socialità passa attraverso schermi e notifiche, Eccetera prova a riportare le persone attorno a un tavolo. Non per consumare qualcosa, ma per vivere un’esperienza che lasci una traccia.
Le esperienze che si possono fare
Nel corso dell’anno Eccetera propone format molto diversi tra loro, accomunati da un forte elemento narrativo. Ci sono percorsi dedicati al Vermouth di Torino, esperienze che esplorano la storia e l’evoluzione di cocktail iconici come il Negroni e il Martini, serate dedicate allo storytelling e appuntamenti che intrecciano mondi apparentemente lontani come simbolismo, arte e cultura pop.
Ogni esperienza parte da un tema e costruisce attorno a esso un racconto fatto di sapori, immagini, aneddoti e partecipazione. Il cocktail non è mai il fine, ma uno dei linguaggi attraverso cui la storia prende forma.
Un luogo culturale prima ancora che un cocktail bar
La sensazione che si ha entrando da Eccetera è quella di trovarsi nel salotto di quello zio un po’ fuori di testa ed eclettico da cui non sai mai cosa aspettarti che dirà, ma che ti fa sempre ridere e ti affascina pazzescamente con le sue storie. Un luogo in cui le persone si incontrano per ascoltare, confrontarsi e lasciarsi sorprendere.
Molte delle attività proposte hanno una dimensione culturale vicina a quella di un laboratorio. Si parla di storia, tradizioni, simboli, immaginari collettivi e ritualità. Si condividono punti di vista, interpretazioni e storie personali.
Tarot Tail e il solstizio d’estate
L’esperienza a cui ho partecipato era dedicata al solstizio d’estate e faceva parte del format Tarot Tail, un progetto che mette in dialogo il mondo dei tarocchi e quello della mixology. Un accostamento che potrebbe sembrare curioso, ma che in realtà funziona perché le carte non vengono utilizzate per predire il futuro (ovviamente lo sapete come funzionano i tarocchi vero??), bensì come strumenti narrativi e simbolici.
La serata si svolge attorno a un unico grande tavolo condiviso. Nessuna lezione frontale, ovviamente. L’atmosfera ricorda quella di una conversazione tra amici attorno al fuoco. Il tema scelto era il solstizio d’estate, interpretato come momento di massima espansione dell’anno, periodo simbolicamente legato all’energia, all’abbondanza e alla trasformazione. Attraverso alcune carte degli Arcani Maggiori – il Sole, il Diavolo, la Stella – siamo stati invitati a riflettere sui nostri desideri, sulle scelte rimandate e su ciò che era arrivato il momento di lasciare andare.


Anche i cocktail erano parte integrante del racconto. Uno dei drink prendeva ispirazione dall’acqua di San Giovanni, l’antica tradizione legata alla notte tra il 23 e il 24 giugno, e utilizzava ingredienti come ortica e botaniche raccolte in natura. Un altro era costruito attorno ai fiori di sambuco, pianta simbolo dell’inizio dell’estate e della stagione della fioritura.
Uno dei momenti più significativi della serata è stato un piccolo rituale collettivo: abbiamo scritto su un foglio ciò che desideravamo lasciarci alle spalle e lo abbiamo affidato al fuoco di un braciere posto al centro del tavolo. Un gesto semplice, ma capace di trasformare un incontro in qualcosa di più di una degustazione o di un incontro.


Alla fine, la sensazione è stata che Tarot Tail non parlasse davvero di tarocchi o di cocktail. Parla piuttosto del bisogno, sempre più contemporaneo, di creare momenti condivisi che abbiano un significato. E forse è proprio questa la vera esperienza che si vive da Eccetera.
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