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Eufrosino, il protettore dei cuochi stufo della Cacio&Pepe

Eufrosino, il protettore dei cuochi stufo della Cacio&Pepe

C’è dell’ardito nel partire a Torino, stare a Roma per due sere e usare una di queste per fare 25 minuti di metro verso la periferia, 15 minuti di camminata e altri 10 di macchina per raggiungere un ristorante dall’appeal anni 70 nella periferica zona di Torpignattara. C’è tra l’altro dell’ardito pure nel fare tutto questo senza indagare più di tanto cosa sia effettivamente questo fantomatico ristorante e vi è anche della semi-ponderata follia nel basare la scelta di dove/cosa/come mangiare a Roma sulle immagini di google che ritraggono Boiserie sui muri e graniglia sui pavimenti.
Se poi uno ci mette che arrivato in loco il ristorante è tutto il contrario di tutto quello che ci si aspetta. Bingo!
Siamo stati da Eufrosino.
E nonostante pensiate, dalle premesse, che sia andata male, vi sbagliate.

Eufrosino Osteria
Via di Tor Pignattara 188| Roma

Mer – Lun | 19.00 – 23.00
Sab – Dom | 12.30 – 15.30

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Eufrosino, leggo online essere il santo protettore dei cuochi, ma quando voglio citare la fonte è troppo tardi perché ho già chiuso la pagina delle aree delle sante competenze, poco male e andate sulla fiducia; da qui nasce il nome di questa osteria, che in foto sembra tanto retrò quanto autentica ma che nella realtà scopriamo essere immaginata e costruita dalla stessa proprietà di altri ristoranti sul pezzo di Roma quali Santo Palato, Sbanco e Pizzeria Rota (vicina di casa di Eufrosino).

Qui immagino che i Nazi-Osterie-Lovers staranno già gridando allo scandalo con cose del tipo “eh, ma non è autentica” – “è tutto finto“ – “non è storica“, e io vi dico “siete dei sussa-belini” traduzione ligure del termine francese “scassaminchia”.

Osteria Eufrosino sembra il tipico ristorante di una bocciofila anni 60/70, boiserie a metà parete, graniglia sui pavimenti, quadri di dubbio gusto sui muri, lampadari verdi stile sala da biliardo che pendono dai soffitti, tavoli e sedie in legno scuro, insomma tutto il corredo al gran completo e ammetto che fino a qui, non mi fossi poi googlato il locale per bene, mi avrebbero ingannato. Questo toglie un po’ di storia, è vero, ma non rende il luogo meno caratteristico.

Il grande stupore arriva insieme alla consegna del menù, eravamo venuti qui pensando di mangiare una cucina tipica romana e invece sorpresa! Cucina tradizionale regionale italiana a tutto tondo, from south to the north, e tolto lo scossone iniziale, che bella cosa.

In primis innaffiamo tutto con litri di rosso sfuso che nel contesto si sposa benissimo, giri di antipasti tra i quali spiccano i Mondeghili, polpette di bollito con salsa tartara, insolito a Roma mangiare un piatto semi dimenticato della cultura gastronomica lombarda ma ce piace, poi standing ovation per i miei tonnarelli al castrato; qualcuno si lancia in un pasta patate e provola giusto per stare leggeri e il tutto si chiude con insalata di puntarelle e le cicorie ripassate a pulire anima, palato e stomaco. Il vino intanto continua a scorrere a fiumi.

Sicuramente Eufrosino Osteria ti spiazza, se non sei preparato non trovi quello che ti aspetti, e alla fine della fiera è proprio questo a renderlo interessante, oltre che lo slancio coraggioso di aprire un ristorante del genere in una zona così decentrata. Ma trovo che frequentare ristoranti voglia anche un po’ dire paese che vai usanza che trovi e lasciarsi stupire faccia un po’ parte del processo.

E poi.. diciamolo…
Troppa Carbonara e Cacio e Pepe, a una certa, stufa.
Pure a Roma.


All images @ 2022 Fabio Rovere

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