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Irma, il bistrot a cui affezionarsi subito

Irma, il bistrot a cui affezionarsi subito

Seguire l’istinto, per me, significa questo: fidarsi delle sensazioni, essere aperta – e pronta – a tutto, lasciarmi incuriosire e, da brava felina, credere nel va dove ti porta il naso. Perchè che il naso sia complice del cuore, non ho dubbi. Come non ho dubbi sul fatto che, con i locali, funzioni esattamente come con le persone: a volte, basta un’occhiata per intendersi e piacersi, stringendosi la mano come ci si (ri)conoscesse da sempre.
Con Irma è andata così: è stata una prima volta che non sapeva di prima volta. Mi è sembrato tutto familiare e piacevole, di essere una cliente affezionata che sa dove muoversi e viene accompagnata al consueto tavolo preferito, quello vicino alla finestra, il più luminoso.

Tornare a pranzo fuori dopo tanto tempo è stato importante per due motivi: perchè ho riassaporato questa piccola grande gioia e perchè sono stata nel posto giusto. E non vedo l’ora di mostrarvelo!

Irma

Viale Carso, 10 | 00195 Roma
Tel: 06 37519327

Orari attuali zona gialla – lun/ven: 8 | 18 ; sab/dom: 9 | 18
Asporto: sì

Sito | Facebook | Instagram

Irma, una fusion(e) riuscita

Se vi chiedessi quale luogo vi manca di più, da un anno a questa parte, cosa mi rispondereste? Io, senza esitazione, vi direi la Francia, con la mia Parigi e la Provenza, tra lavanda e finestre celesti. Immaginate la sorpresa, quando sono arrivata da Irma e ho scoperto che in zona Prati/Della Vittoria c’è un angolo provenzale che non t’aspetti, che fa capolino dalla sala e si palesa appena si scende qualche gradino. E si è immersi in un’atmosfera delicata che richiama la campagna e la primavera, nei toni e negli arredi, tra piante, specchi, tavoli e sedie che possiamo benissimo immaginare vengano da qualche brocante francese (ma in realtà i mobili sono stati presi tutti in negozi romani!).

Ma non solo: l’idea vincente è stata abbinare questo mood più etereo allo stile vintage/industriale che fa da contrasto e arricchisce, come si nota varcata la soglia, quando lo sguardo è catturato sia da un bancone di legno e da una credenza con torte e biscotti, sia da una struttura metallica ariosa e geometrica, che ricrea una serra, dove “opera” lo staff. La fusion(e) riuscita, il mix ben pensato.

Ma chi è Irma?

Si respira aria da bistrot moderno che non rinuncia al romanticismo, insomma. E questa unione non è un caso, dal momento che tra i cinque soci ci sono due uomini (Dario e Marco) e tre donne (Ilaria, Chiara e Sveva), un gruppo di amici che dal gennaio 2017 è diventato anche un affiatato team. Che condivide la stessa filosofia: se erbe e fiori di campo (eduli) vengono citati come “sottotitolo” per connotare il ristorante, già questo fa capire il valore dato alla terra e ai suoi prodotti spontanei.

Ma chi è Irma? Domanda legittima! Nessuno dei soci, come avete letto, né un soprannome o un nome in codice: così si chiama la contadina di fiducia – ovviamente laziale, del Monte Tuscolo – da cui arriva la misticanza selvatica che finisce poi nei piatti, assicurando quel tocco “green” salutare e a km 0 quanto mai prezioso. Un omaggio a lei, dunque, ma anche a ciò che rappresenta: il mangiare sano, il rispetto della stagionalità e del cibo fresco (rac)colto e mangiato.

Il menù, di conseguenza, non può che seguire quest’impostazione, che in fondo è una scelta di vita: nutrirsi bene, consapevolmente, senza rinunciare al gusto, puntando sul meglio che la natura offre. E se il menù è curato nella sostanza, lo è altrettanto nell’estetica: la copertina è realizzata dall’illustratrice Laura Savina, che si occupa interamente, sin dagli esordi, della parte grafica, per dare il vestito più intonato a Irma.

e adesso si mangia!

Dimenticate la classica suddivisione in antipasti, primi, secondi e dolci: l’offerta gastronomica non mette etichette e lascia spaziare liberamente tra piatti creativi, sfiziosi e dagli abbinamenti originali, includendo ogni giorno anche i “daily special” e proposte vegan e senza glutine.

Chi ama il pesce, attualmente può orientarsi sulla tartare di gamberi con burrata, riduzione di mandarino e mandorle tostate, sul polpo alla gallega con patate e paprica affumicata o sul baccalà scottato con crema di ceci, pomodorini arrostiti e olio al rosmarino.

Chi preferisce la carne, oltre al tagliere di Pata Negra e alla selezione di salumi e formaggi locali, può gustare la tartare di manzo con puntarelle e senape, le costine di maiale iberico sfilacciate con carciofi e chips di cavolo nero, il brisket burger con coleslaw e cipolle rosse caramellate e il pastrami con la fonduta di cheddar.

Verdure assolute protagoniste, invece, con il purè di fave, friarielli alla napoletana e cialda di pane croccante, con il green curry con funghi, riso basmati e coriandolo fresco, con la polenta bianca, fonduta di testun e cous cous di broccolo romanesco, con la vellutata di sedano rapa, nocciole tostate e crostini alle erbe aromatiche e con la misticanza – di cui vi ho svelato la provenienza qualche riga più su – con pere, chèvre e frutta secca.

Alcune di queste pietanze possono essere servite nella versione tapas, perfette per più assaggi o per l’aperitivo (quello dell’orario tradizionale che speriamo torni presto, ma ora anche per quello anticipato entro le 18).
C’è anche la possibilità – e io non me la sono fatta sfuggire – di ordinare il menù degustazione, con cinque tapas espresse, decise dallo chef.
(*spoiler per chi opta per questa soluzione: la quinta tapas è un dolce!).

E infine, last but not least, potete comporre una ricca insalata – anche d’asporto – con una base di misticanza (sempre lei!) o di cereali a cui si aggiungono a piacere proteine, vegetali, ingredienti croccanti e condimenti.

Quando, come e perchè scegliere Irma

  • Dalla colazione al pranzo, dalla merenda all’aperitivo (aspettando nuove libertà e nuove cene), durante tutta la settimana, se passate in questa zona o se venite apposta, se avete modo di fermarvi o se fate l’asporto: a voi la scelta, questa “casa” vi aspetta sempre!
  • Per una pausa quieta e rilassante: intorno un quartiere vivo con negozi, attività e la Rai a un passo, dentro un ambiente accogliente e intimo. Ci sono le spighe di grano sul tavolo, nel cuore della città!
  • Il personale sorride con gli occhi dietro la mascherina, c’è anche uno spazio esterno ampio sulla strada, trovate il mitico caffè leccese (quello con lo sciroppo alle mandorle, per intenderci) e c’è il wi fi gratuito.

Gli altri punti da mettere in elenco sono per voi… ne scriverete altri, sono certa!

Se cercate altri consigli – e non solo di food – a Prati e nei dintorni, eccoli!


All images © 2021 Francesca Palmieri e Simone Sangalli