Osteria Murivecchi: la tradizione piemontese che non ha mai smesso di essere contemporanea

Monica Pianosi Pubblicato il 14 Febbraio 2026

Nel cuore di Bra, accanto alla storica cantina urbana della famiglia Ascheri, c’è un luogo che da più di trent’anni racconta la versione più autentica della cucina piemontese: l’Osteria Murivecchi. Non un ristorante di design, non una trattoria nostalgica, ma un’osteria vera, nata nel 1993 con un’idea semplice e rivoluzionaria per i tempi: portare la tradizione nel presente, senza tradirla.

Quando Murivecchi aprì, le vecchie osterie stavano scomparendo e il vino al calice – servito aprendo le bottiglie, come si fa oggi ovunque – era un gesto quasi radicale. L’obiettivo era chiaro: rinnovare il concetto di osteria, mantenendone l’anima. Un luogo di cucina fatta in casa, con un ambiente caldo e rustico, ma allo stesso tempo curato, dove sentirsi sempre a proprio agio.

Il nome non è un caso: “Murivecchi” fa riferimento alle pareti del locale, ricavate dall’antica cantina Ascheri, con mattoni e pietre di fiume del Settecento lasciati volutamente a vista. Oggi l’osteria si è ampliata, ma è rimasta fedele ai principi iniziali: ospitalità genuina, servizio informale, materie prime locali e una carta dei vini che parla soprattutto piemontese – con le etichette di casa e una selezione ragionata di produttori del territorio.

Una cucina che non ha bisogno di spiegarsi

La cucina è il cuore pulsante. Pasta fatta in casa, gnocchi, zuppe di stagione, risotti: una proposta che cambia ogni settimana per seguire le stagioni, i produttori fidati (gli stessi da oltre trent’anni) e il ritmo del territorio. Alcuni piatti, però, sono diventati iconici: gli gnocchi al Castelmagno, da provare con un bicchiere di Langhe Barbera Ascheri, incarnano meglio di tutto lo stile dell’osteria – schietto, radicato, senza fronzoli.

L’atmosfera giusta, dal mattone al pergolato

L’atmosfera è quella che ci si aspetta da un luogo vero: sale intime, mattoni antichi, tavoli di legno pesante, un’affettatrice d’epoca ancora in funzione, il menu scritto su lavagna. E una squadra di quattordici persone – dieci presenti ogni giorno, tutte assunte a tempo indeterminato – che porta avanti una tradizione fatta di gesti quotidiani, come la cena insieme prima di ogni servizio serale, un rito di famiglia più che di brigata. D’estate si mangia anche fuori, sotto un pergolato di vite: quell’eleganza naturale che Bra sa regalare senza sforzo.

Murivecchi è profondamente legata a Bra, ma non per questo aderisce a etichette o movimenti: “Bra è la patria di Slow Food, ma noi siamo noi”, dicono. Indipendenti nelle scelte, fedeli al loro modo di fare ospitalità.

E qual è il momento più bello della giornata?
Quello in cui i clienti, dopo aver mangiato, si avvicinano per dire grazie: per la gentilezza, per la semplicità, per una cucina che non ha bisogno di stupire per essere ricordata.

Chi entra da Murivecchi per la prima volta dovrebbe sentire esattamente questo: il calore di un’osteria vera, fatta di tradizione, persone e luce calda sui mattoni antichi.