Menu & Search
Il nonno, il nipote e il Cavagnin

Il nonno, il nipote e il Cavagnin

Mi trovo in uno dei borghi più belli d’italia, Cella Monte, provincia di Alessandria, dove le case sono fatte di pietre da Cantoni e le finestre sono dipinte da colori accesi: rosso, azzurro e verde. 

Il paesino è piccolo, con una via che va e una via che torna… ma se pensate che non ci siano motivi abbastanza per fermarsi, vi sbagliate.

Cella Monte, uno dei borghi più belli d’Italia

Vengo spesso a Cella Monte e solo ora percorrendo le stradine attorno al paesino scopro l’Azienda Agricola Coppo Giovanni.
Il Sig. Giovanni Coppo di anni 86 è un uomo che ha sempre lavorato nei campi. Dopo la guerra inizia a lavorare per le famiglie abbienti di Cella Monte e mentre lavorava, guardava e imparava e così nel 1954 avvia la propria azienda agricola. Inizia a comprare le terre dove lavorava lui stesso e oggi l’azienda agricola Coppo Giovanni ha 70 ettari di terre coltivate e vitigni.

Azienda Agricola Coppo Giovanni
Cascina Varocara 3, 15034 Cella Monte (AL)
info@coppogiovanni.it +39 366 700 72 62

Instagram / Facebook

Calarsi nelle storie altrui ci fa capire che negli anni ‘50 la vita era durissima. Si stava ricostruendo una nazione dopo le ferite di guerra. 
Storie come quella di Giovanni (e ne abbiamo tante in italia) ti invitano al coraggio, ad avere attitudine e non mollare mai.

Tutti i dolori possono essere sopportati se vengono messi in un racconto, o se si narra, su di essi, un racconto».

Karen Blixen

Nel 1972, insieme alla sua sposa Enrica, costruisce una stalla per contenere fino a 50 capi di bestiame. Il settore dell’allevamento, all’epoca in crisi, si riprese nel giro di qualche anno e ancora una volta la sua visione si rivelò vincente.

Oggi le stalle raggiungono una capienza di 150 capi di bovini in prevalenza della razza piemontese autoctona, una tra le più rinomate razze italiane. 
I figli di Giovanni seguono la sua strada, e sappiamo che in quei tempi non si discuteva. Si lavorava e basta. Lavorano, imparano e insegnano ai figli.
E così i nipoti iniziano ad aiutare la famiglia in azienda nel periodo delle vacanze scolastiche.

Simone, il nipote maggiore, si laurea a Torino, in Economia e Finanza. Conclusa l’università sapeva già cosa voleva fare: restare nell’azienda di famiglia!

Riuscire a “vedere” qualcosa che ancora non esiste è meraviglioso

Ha le idee chiare, sa cosa vuole per il futuro dell’azienda e mi ha già fatto vedere dove costruiranno la futura stalla sostenibile. È magnifico “vedere” qualcosa che ancora non esiste. Simone vede il futuro ed è quello che suo nonno ha fatto negli anni ‘50 e ‘70.
Simone, mentre mi parla, racconta con parole che esprimono visione, innovazione e voglia di fare. Sa che ci vogliono investimenti cospicui e quindi che la visione non basta, ma sa cosa sta dicendo.

È giovane, ma con sè porta l’esperienza delle generazioni passate. Il duro lavoro che ha fatto il nonno per costruire il tutto, gli insegnamenti del padre e dello zio che hanno seguito la strada di loro padre imparando e aggiungendo la loro esperienza imparata sul campo.

Simone oggi applica quello che i suoi studi gli hanno donato nell’azienda agricola, ma la ricchezza e il contributo più grande è quello che ha visto e imparato strada facendo insieme alla sua famiglia.

Ecco che nasce l’idea del Cavagnin: il pic-nic nel Monferrato

Il nonno usava il Cavagnin per raccogliere il grano o portare con sé la merenda nei campi, lo usava per lavoro. Simone invece presenta il Cavagnin in una nuova veste. Nel Cavagnin di Simone c’è il racconto della sua famiglia, la ricchezza del territorio monferrino: i friciulin, la toma, il cacciatorino, i krumiri Rossi, la sua carne cruda e i suoi  vini. Simone vuole condividere la storia, la ricchezza, la tradizione, il sapere con tutti noi. Vuole che tu prenda il tuo Cavagnin e scopra la bellezza paesaggistica di Cella Monte insieme ai sapori e ai gusti locali. Sta dicendo: “Grazie nonno per tutto questo.”

Il cavagnin è il cestino fatto dell’intreccio dei flessuosi rametti di vimini e che negli anni 50 veniva usato per la raccolta dei fagioli, dell’uva, del fieno… e anche per la merenda nei campi. Il linguaggio usato dagli antichi cestai, i cavagnè: un vocabolario spesso nato in bottega.


All images © 2021 Le strade di Torino