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Uagliò Torino e la pizza a portafoglio: nun sapit che v’aspett

Uagliò Torino e la pizza a portafoglio: nun sapit che v’aspett

Prima di procedere con la lettura dell’articolo vorrei offrirvi una piccola suggestione. Prendete le cuffiette, sigillatele nelle orecchie e ascoltate “Je vulesse” dei Nu Guinea. Il testo è tratto da una poesia di Eduardo De Filippo, ovviamente in napoletano (vi lascio la traduzione del testo qui).
Ed è sulle note funk questa canzone che vorrei farvi gustare lo spirito, la vivacità e la filosofia che albergano nei 55mq di Uagliò Torino.

Era il 19 ottobre quando Fabiofacose mi segnalava il profilo nascente di una nuova pizzeria che di lì a due mesetti avrebbe aperto in uno dei quartieri più eccentrici e multiculturali di Torino, San Salvario. Perfettamente a loro agio tra il “Faraone del kebab” e le pite greche, Carla e Gennaro vi accolgono belli e sorridenti comm o’ sol.

Uagliò Torino
Pizza a portafoglio
Via Claudio Luigi Berthollet 20 | Torino
011 1917 2861

Do – Gio | 12 – 15 / 19 – 23
Ve – Sa | 12 – 15 / 19 – 00

Prezzo | Margherita 6€

Sito | Facebook | Instagram

Moi, je suis Carlà

Avete presente il manifesto simbolo del femminismo di Rosie, l’operaia con la bandana rossa a pois che mostrando il bicipite dice “We can do it”?
Stessa bandana, coda bionda e una t-shirt che parla chiaro “Abbiamo un sogno nel cuore”, questa è la sintesi di Carla parigina di origini italo-spagnole. A 23 anni vanta già un curriculum di tutto rispetto ed è determinata ed efficace come solo chi ha lavorato in ristoranti stellati può essere.
Le ho voluto bene sin da quando, col suo accento particolare che mescola una leggera inflessione francese a quella napoletana mi disse:

Considera che ho iniziato a cucinare da piccola per sopravvivenza, mia madre non era proprio un asso ai fornelli.

E così il suo amore per il buon cibo ha fatto giri immensi tra la Francia e l’Italia dove circa due anni fa, proprio nella nostra Torino, incontrò Gennaro uno “scugnizzo” partenopeo che frequentava la sua stessa università. Complice un cocktail disgustoso preparato da Carla, tra i due è scoccata la scintilla che ad oggi li ha portati ad essere partners nella vita come negli affari (eh si fanciulli Carla is TAKEN)!
Se già mi piaceva per la sua simpatia, la mia esaltazione ha raggiunto livelli di guardia quando mi ha raccontato di aver iniziato a fare la pizza per amore di Gennaro e dello street food napoletano!
Per chi non sa a che mi riferisco è giunto il momento di farvi una cultura senza dover prendere l’alta velocità.

Se si fa in 4 per renderti felice è una pizza a portafoglio

La leggenda narra che la pizzeria che diede i natali alla pizza a portafoglio si trovi a Port’Alba a Napoli e fu fondata nel 1738 (amici de Le strade di Napoli confermate?).
All’atto pratico è una pizza con un diametro leggermente ridotto che si piega in 4 e viene a braccetto con te per lenire i raptus del tuo stomaco.
Essendo Carla francese si è approcciata ad uno dei nostri capisaldi gastronomici con umiltà e maestria: ha studiato, impastato, infornato e sperimentato sulla sua dolce cavia.. ehm volevo dire metà con dedizione e costanza. Il risultato è stato stupefacente al punto che io e FFC siamo tornati per ben due volte nella stessa settimana, la prima alla pre-inaugurazione dove abbiamo potuto testare TUTTE le pizze nel menù e la seconda per mangiare le nostre prefe.

Da chef qual è, Carla “usa” la pizza come se fosse un piatto sul quale dar sfogo alla sua fantasia in termini di accostamenti tra sapori, consistenze e profumi.
Io, nonostante non mangi molto piccante, sono stata trasfigurata dalla “Nduja&Sour” con datterino, pomodoro giallo lucariello, bufala DOP e nduja di Spilinga bilanciata con garbo dall’olio d’arancia.
Ma anche la tradizione vuole la sua parte e come rappresentarla al meglio se non con una ricetta “tramandata”?
La “Mamm’ e Pompei” con il ragù della mamma di Gennaro, ricotta di bufala, basilico e olio evo è diventata la #maipiusenza di Fabio che ha tentato in tutti i modi di strappare un invito a casa della sopracitata niente meno che a Napoli.
Ma anche la “Amalfish” con filetti di tonno, bufala affumicata DOP, lucariello e tarallo ‘nzogna e pepe sbriciolato ha conquistato più di un posto tra cuore e stomaco.
Tutte le pizze di Uagliò Torino si possono magiare aperte o piegate e vi anticipo che sarà un’esperienza davvero buffa soprattutto per i barbuti ma assolutamente da provare!

Io nonostante le strafogate natalizie sento terribilmente la loro mancanza, perciò tra un piatto di agnolotti al sugo d’arrosto e cucchiaio di lenticchie (che si sa portano bene), a chi non teme l’ago della bilancia dico: “Bellill ci verimm da Uagliò”!


All images © 2019 Fabio Rovere