Aiki Pub: l’izakaya giapponese che incontra Roma

Luisa Cuomo Pubblicato il 12 Febbraio 2026

Tutte le strade portano a Roma, anche quelle del Giappone. E sono proprio le sue strade – fatte di filosofia, cucina, ritualità e di un modo preciso di bere e accogliere – ad approdare in zona Portuense, da Aiki Pub, izakaya tradizionale che racconta con autenticità una cultura affascinante e tutta da scoprire. Un luogo intimo, caldo, dove il tempo sembra rallentare e dove ogni dettaglio, dal sake alla cucina, diventa occasione di racconto e condivisione.

Aiki Pub, un progetto che nasce dall’armonia

Dietro Aiki Pub c’è Carlo Cocorullo, maestro di aikidō e sake sommelier, che ha dato vita a questo spazio partendo da un’idea precisa: l’armonia. Non a caso il nome del locale deriva proprio dall’aikidō, disciplina che insegna equilibrio e connessione con l’energia vitale.

Questa filosofia attraversa tutto il progetto: dall’accoglienza al bancone, fulcro del locale, fino alla selezione delle bevande. Qui il sake è raccontato per quello che è davvero – nihonshu – una bevanda complessa e affascinante, lontana dagli stereotipi e proposta in versioni premium, spesso rare, come quelle prodotte con metodo Kimoto, ancestrale e non interventista.

Il metodo Kimoto e il mondo del sake

Uno degli elementi distintivi di Aiki Pub è l’attenzione verso il sake prodotto con metodo Kimoto, una tecnica che risale al periodo Edo e che affida la fermentazione a processi spontanei. Il risultato sono sake profondi, complessi, spesso caratterizzati da una spiccata sapidità e da un profilo umami molto marcato.

Carlo accompagna gli ospiti nella scelta, raccontando storie di produttori, territori e metodi di lavorazione, rendendo ogni assaggio un’esperienza consapevole. Il bere, qui, non è mai fine a se stesso, ma parte integrante del racconto.

Aiki Pub resta, prima di tutto, un luogo dove bere bene. Oltre ai sake, la proposta comprende birre giapponesi, kombucha, shochu e cocktail, sempre con un’attenzione particolare all’abbinamento con il cibo.

Qui il sake non contrasta il piatto, ma lo accompagna. Piccoli sorsi che avvolgono il boccone, in un equilibrio continuo tra sapori e consistenze. Un approccio profondamente giapponese, che invita a rallentare e ad ascoltare.

La cucina di Gabriele Seprano: essenziale, autentica, pensata per il sake

L’evoluzione di Aiki Pub passa anche dalla cucina, affidata allo chef Gabriele Seprano, classe 1995, con esperienze importanti nel panorama della ristorazione giapponese. La sua proposta è netta, pulita, rispettosa della tradizione nipponica e pensata per accompagnare – e valorizzare – il sake.

Il menu dimostra tutta la sua tradizionalità fin dal primo sguardo: in puro stile giapponese si legge infatti al contrario, facendoci immergere ancora di più nella tradizione nipponica.

Si inizia con zensai pensati per la condivisione, come i classici gyoza a cui si uniscono onigiri, nasu dengaku, karai tofu. Si prosegue con piatti più strutturati e che accolgono anche la cultura gastronomica italiana, come Nasu Dengaku, una melanzana fondente laccata miso con fave di cacao e erbe idroponiche, o il Buta no Kakuni, una pancia di maiale in tripla cottura con puntarelle e karashi. Qualcuno ha definito questi piatti “commoventi” e in tutta onestà non ci sentiamo di dargli torto. Si prosegue con le varianti di udon, serviti al curry giapponese o in brodo dashi, e con il pescato servito come Hitashita Sakana, completato al tavolo con ocha dashi caldo. I dolci chiudono il percorso con grazia, tra daifuku mochi, dorayaki e matcha declinato in versioni più contemporanee.

Aiki Pub, l’indirizzo da segnare sulla mappa

Aiki Pub è uno di quei posti che non cercano di stupire, ma finiscono per farlo. Un’izakaya autentica, intima, dove Roma e Giappone si incontrano senza forzature, nel segno dell’ospitalità, del gusto e dell’armonia.

Un luogo dove fermarsi, bere un buon sake e lasciarsi raccontare una storia.

Vivo a Roma ma sono una cittadina del mondo, di sana e robusta costituzione. Di buona forchetta e buon bicchiere, che è sempre mezzo pieno!

Tutte le immagini sono di © Giada Spera 2026

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