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La Fucina Ristorantino

La Fucina Ristorantino

Assaporare la bellezza e la libertà di un pranzo fuori in zona gialla, in una Torino scalpitante dalla voglia di essere vissuta e goduta, è doppiamente emozionante. Io e Fabio, il grande ritorno su Le Strade di Torino, lo abbiamo voluto celebrare qui a La Fucina. Quello che un tempo era un bar e oggi è il Ristorantino che vorresti tenerti tutto per te, o come carta segreta da giocarti con i più cari amici.

La Fucina Ristorantino
Via Madama Cristina, 86 – Torino
Tel  339 636 4377

In zona gialla
Aperti + asporto
Lun – Dom: 12.00 – 15.00

In Zona Arancione
Gio – Dom: 12:00 – 16:00
Take away pranzo + Take away cena da rigenerare a casa con ritiro alle 16.

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Ma il grande ritorno non è solo a riempire il pancino. C’è sempre molto di più di questo, ed è sempre un po’ una questione di cuore e soprattutto di storie che amiamo raccontare anche a voi.

3 ragioni per provare La Fucina Ristorantino

  1. Per assaporare una cucina semplice, giusta e creativa. Claudio sceglie personalmente gli ingredienti che comporranno il menu del giorno, preferibilmente di stagione, con estrema cura e passione.
  2. Per farvi sorprendere, o per sorprendere il vostro amic* o compagn* con una pausa pranzo semplice ma appagante sotto tutti gli aspetti: estetica – gusto – e anche piacevolezza del luogo. D’estate potete approfittare del dehors e dei tavolini sotto gli alberi di Piazzetta Govean. Tatticissimo!
  3. Per apprezzare una cucina che, con le giuste portate, riesce comunque ad accontentare tutti. Da quell* più legato alla tradizione, a colui che è in cerca di gusti più stravaganti ed eccentrici. Qui c’è posto per tutti!

Fucina: Luogo, ambiente dove si creano idee, si foggiano menti, ingegni, o si formano in gran numero persone di una determinata categoria: una f. di poeti, di artisti, di scienziati; o anche dove si prepara o si macchina attivamente qualcosa: f. di menzogne, di calunnie; una f. di diaboliche operazioni (Boccaccio).

Leggere la descrizione di “Fucina” mi ha fatto immediatamente realizzare tante cose del contesto in cui è nato è cresciuto questo locale. Una vera Fucina!

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Sei anni portati più che bene. Un paio di ritocchini hanno condotto il locale a trasformarsi da bar-caffetteria con offerta dalla colazione agli aperitivi, al Ristorant[ino] accogliente di quartiere che è oggi.

Un percorso di crescita e trasformazione guidato dall’amore nudo e crudo per questo mestiere. Claudio, braccia e core (ma soprattutto cuore) de La Fucina, è convinto che la passione, unita a un atteggiamento positivo nonostante le difficoltà, sia la chiave per andare avanti, e raccogliere un giorno i frutti di ciò che si ha seminato con cura.

Vedere un ristoratore saper infondere anche a me questo senso di serenità, in un periodo in cui la ristorazione è stata messa letteralmente in ginocchio e presa a sassate, mi fa riflettere e realizzare che forse, avere il giusto approccio verso le cose, anche piuttosto negative che capitano, è già metà dell’opera verso il raggiungimento della felicità.

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Qui, al Ristorantino di fiducia

Il Ristorantino che tutti vorrebbero avere sotto casa, quello in cui approdi per una pausa pranzo con i colleghi, o in cui ti godi una serata romantica senza troppi fronzoli (speriamo presto). Alla Fucina si sta bene. Piatti del giorno e vini scritti su grandi lavagne nere sia all’esterno che sul muro interno al locale, mise en place essenziale, sobria e ordinata: così che la concentrazione possa essere tutta per il piatto che arriva puntuale tra le mani della ragazza che serve la sala. Con il sorriso, sotto la mascherina, si assicura che tutti abbiano ciò che serve loro a godersi quel momento. Un servizio informale, ma gentile e curato, mai scontato nemmeno nei ristoranti più declamati della città (ma questo già lo saprete).

Apriamo le danze del nostro meritatissimo pranzo in gialla con un tris di antipasti freddi semplicemente ottimi: Ricotta di Bufala, miele e lavanda; Crostino di pane con tonno di coniglio (ogni volta che me lo ritrovo nel piatto mi sorprende e mi allieta le papille!), tenero e con la giusta sapidità; Tris di acciughine del Cantabrico con riccoli di burro che si sciolgono delicatamente sulla lingua trasportandoti in un’estasi totale.
Anche a voi questo accostamento fa lo stesso effetto?

Ah, dimenticavo, un’altra cosa che trovo super? Nel menu non ci sono le classiche portate “antipasti”, “primi” e “secondi”… e che noia, appunto! Qui ci sono gli antipastini e i piatti principali, in modo da poter distinguere le portate in base al tipo di fame che si ha e quindi in piena libertà!

A scaldare la fredda giornata di gennaio arriva anche la Crema di zucca con orzo, taleggio di grotta, anacardi, polvere di bacon e scalogno brasato “mmmh, no… zuppe e vellutate non fanno proprio per me!” Hey tu! Questo piatto è per te, per poterti ricredere subito! Una dolce poesia di consistenze armoniche e confortanti.

E poi ora io lo so, lo so che state aspettando che io vi parli di lui.

Ma quindi, il Katsusando de La Fucina com’è?

Katsu = cotoletta, Sando = sandwich, è una combinazione molto particolare di panino di origine giapponese che negli ultimi tempi sta spopolando e che La Fucina ha deciso di re-interpretare con creatività e stagionalità, mantenendo le sue caratteristiche fondamentali e la sua perfetta consistenza, per una pausa pranzo sfiziosa ma oltremodo pratica.

Testina di vitello, limone, tomino e carciofi crudi tra due fette di pane tostato. Una goduria ad ogni boccone e niente da rimpiangere all’originale.  Un piatto di base semplicissimo che, se farcito degli ingredienti giusti alle giuste cotture, regala emozioni forti… ed è pure un soggetto perfetto per essere fotografato. [Parola di @fabiofacose, mentre io, come potete vedere mi accingo all’assaggio].

In questi giorni sul loro menu vedo nuove versioni, i ragazzi in cucina si stanno proprio divertendo a reinterpretarlo con nuove combinazioni che vi consiglio di scoprire da voi nei prossimi giorni di “libera uscita a pranzo” in zona gialla.

La-Fucina-Katsusando
Una delle reinterpretazioni del Katsusando a La Fucina

Il servizio continua con un’altra sorpresa: il Baccalà mantecato alla vicentina con carasau fritto, olive di taggia, pomodori secchi e cipolla rossa all’agro. Sembra un piatto complesso? Invece è un piatto semplicemente ben fatto, ben studiato dalle consistenze armoniose. Ci piace.
Ma il pane carasau fritto che cosa è?!

Claudio voleva farci provare anche la sua Carbonara con guanciale di Norcia e cipolla bruciata, ma anche io e Fabione abbiamo dei limiti (non si direbbe, vero?) e poi volevamo tenerci lo spazietto per il dolce.

Siamo quindi passati all’ultimo piatto, quello che ci ha fatti emozionare: Petto di Faraona con puntarelle, burrata affumicata e riduzione di Aglianico. Che nostalgia ragà! Non mangiavo una faraona dal pranzo di Natale del ’98, epoca in cui molto probabilmente la snobbavo pure. Chiedo perdono a tutte le faraone per tutto il tempo perduto in cui siamo state lontane. Solo ora ho capito quanto sei bona.
Mettici poi le puntarelle, la burratina affumicata fresca che contrasta perfettamente, e il fatto che te la presentano al tavolo descrivendotela con il termine “Arrosticciata“. Bon! É la fine. Ve ne innamorerete, per forza.

Siamo giunti ai dolci, siamo nel mio territorio, lo sapete. Per quanto io possa trangugiare il pranzo di Natale e Santo Stefano, lo spazio per il dolce c’è sempre. E quindi mica accontentarsi, assaggiamo entrambe le proposte in carta. Una deliziosa Tarte Tatin alle mele accompagnata da gelato alla crema, semplice, goduriosa e che non lascia indifferenti, poi una Namelaka al cioccolato bianco caramellato con nocciole e salsa amara al caffè. Avevo già apprezzato la volta scorsa che sono stata qui (primo ristorante post primo lockdown), questo dolce cremoso e vellutato. Namelaka significa proprio “ultra-cremosa“, è una “quasi ganache”, una crema ariosa, senza uova o burro, impreziosita in questo caso dalla consistenza differente delle nocciole e dal contrasto amaro del caffè. Un ottimo dolce che chiude questo viaggio apprezzatissimo e mai sovrastimato.

Caffè, gin tonic e altre conferme da piazzetta Govean

E mentre qui siamo giunti arrivati al caffè vi dirò esattamente che cosa penso de La Fucina. Mentre assaggiamo ogni ben di Dio, dai tavoli della sala si scorge la cucina a semi-vista, insomma, là dove avvengono le magie, e io li vedo quei ragazzi che trafficano con gli ingredienti intenti a preparare le varie comande, sembra proprio che si divertano. Perché un po’ li si riconoscono gli occhi di chi ama quel che fa, anche sotto la mascherina.

Penso anche che, dopo 4 chiacchiere (e un gin Tonic digestivo alle 15:00) con Claudio, la passione per il proprio lavoro continui ad essere la benzina e il motore per perseverare e non mollare, nonostante sia stato un anno devastante per tutte le attività, non parliamo della ristorazione. Ci sono cause esterne per cui non si può far altro che tenere duro e sperare in meglio.

E io spero che quel meglio per La Fucina e per tutte le altre realtà con lo stesso animo perseverante stia già arrivando.

Noi buone forchette possiamo fare qualcosa? Bhe, dare una mano e sostenere i locali approfittando di pranzi e merende fuori, quando è possibile, altrimenti del take away. Dal momento che siamo in zona gialla che ne dite di andare a inondare di affetto i nostri amati ristoranti e locali del cuore?

Vi rimando anche alla sezione con tutti i nostri posticini preferiti in San Salvario.


All images © 2021 Fabio Rovere
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