La nuova vita delle edicole a Torino: luoghi di cultura, svago e connessione

Monica Pianosi Pubblicato il 27 Maggio 2026
edicole a torino - ridicola

Non ho mai avuto un rapporto disciplinato con le edicole a Torino. Non sono mai stata costante e abitudinaria, con le riviste, come per tutto il resto nella mia vita, così non sono mai stata la persona che si presentava puntuale in edicola a prendere Internazionale ogni settimana lo stesso giorno, ma ho sempre invidiato la vita di chi riusciva a farlo. Però mi è sempre piaciuta quella sensazione di entrarci senza sapere bene cosa avrei comprato. Guardare le copertine. Sfogliare qualcosa. Portarmi a casa più giornali del necessario. È anche per questo che oggi mi colpisce vedere quante edicole a Torino e non solo, stiano tornando vive. Solo in modo completamente diverso.

Le edicole oggi a Torino, ma anche nelle altre città, non sono sicuramente più solo luoghi ‘dove comprare il giornale’, perché la crisi della carta stampata ha fatto sì che venissero pian piano chiuse e abbandonate. Oggi però stiamo assistendo a un ritorno in chiave diversa delle edicole. Che stanno diventando uno dei luoghi migliori dove assistere a fenomeni di rigenerazione urbana, venendo riutilizzate come micro-spazi di prossimità. Piccoli presìdi urbani in cui si mescolano cultura, cibo, servizi, socialità e identità di quartiere.

Il Comune: facciamo qualcosa con le edicole a Torino e i chioschi

Nel 2025 lo abbiamo visto tutti il bando del Comune e tutti abbiamo pensato almeno per un attimo di partecipare. Si parte con una consultazione pubblica: invece di pubblicare subito un bando, il Comune chiede a cittadini, associazioni e imprese di immaginare nuovi usi possibili per 31 chioschi ed edicole inutilizzate sparse per la città. E arrivano oltre 600 proposte. Da lì nasce il bando del 2026 per l’assegnazione in diritto di superficie dei chioschi, cioè una formula in cui il Comune mantiene la proprietà dello spazio, ma ne affida l’utilizzo e la gestione attraverso un progetto di recupero. Il Comune non è alla ricerca di persone che vogliano utilizzare le edicole nel senso letterale del termine, ma chiede un utilizzo nuovo e alternativo di elementi infrastrutturali della città che possono rinascere anziché essere distrutti. E le attività proposte devono contribuire a riattivare questi spazi come presìdi di quartiere, luoghi di socialità, cultura o micro-imprenditorialità diffusa. E in alcune aree centrali – come piazza San Carlo o via Carlo Alberto – il Comune ha persino stabilito che la componente commerciale possa essere solo accessoria rispetto alla funzione principale.

Edicole e Italiani: un fenomeno che abbraccia tutta la penisola

Quello che sta succedendo a Torino in realtà fa parte di una trasformazione molto più ampia che sta coinvolgendo diverse città italiane. A Milano, per esempio, molte edicole sono state reinterpretate come micro-spazi culturali o ibridi tra editoria, design, caffetteria e quartiere. Progetti come nss edicola – nato prima a Napoli e poi arrivato anche a Milano – hanno trasformato l’edicola in un media urbano contemporaneo, a metà tra spazio fisico, installazione culturale e punto di aggregazione.

A Perugia nasce uno dei primi e più citati esempi di rigenerazione: Edicola 518, nata nel 2016 dalla trasformazione di un chiosco di appena quattro metri quadrati nel centro storico. L’idea iniziale non era “salvare un’edicola”, ma usare quello spazio come presidio culturale di quartiere: micro-libreria, galleria, luogo per eventi, editoria indipendente e incontri. Col tempo il progetto è diventato un vero caso studio e nel 2023 è nata anche Edicola Cucina, un’ex edicola trasformata in spazio dedicato al cibo e all’editoria gastronomica, a metà tra bottega, libreria e luogo conviviale, che ha poi chiuso nel 2025.

Anche Roma sta andando nella stessa direzione, e qui alcune edicole dismesse sono state riutilizzate come micro-librerie, spazi di book-sharing e presìdi culturali di quartiere. Uno degli esempi più forti è la nostra amata Edicola Erno – Edicola Romana Non Ordinaria – che nasce come edicola e oggi funziona come micro-hub culturale: riviste indipendenti, editoria, eventi, pop-up, collaborazioni con brand, dj set e presentazioni. Uno degli esempi più recenti è invece Santedicola, nel quartiere San Giovanni: un’edicola rimasta inattiva per anni e poi riaperta come spazio culturale di prossimità.

E a Torino cosa sta già accadendo nelle edicole?

A Torino questa trasformazione è già iniziata. Alcune edicole dismesse stanno diventando piccoli spazi culturali, altre si stanno trasformando in luoghi ibridi tra editoria, arte, cibo e socialità.

Ridicola | l’arte si trova per strada

Via S. Tommaso, 13 | Torino
Instagram | Scopri di più

Forse è il caso più emblematico di questa nuova stagione delle edicole torinesi e quello che ha emozionato tanti di noi (e di chi ci legge!). Un vecchio chiosco abbandonato praticamente in via Cernaia, oggi trasformato dall’associazione Pigmenti in uno spazio dedicato a magazine indipendenti, arte urbana e micro-mostre aperte praticamente 24 ore su 24 grazie alla vetrina illuminata sulla strada. La cosa interessante è che Ridicola non prova a imitare una galleria tradizionale: usa proprio la natura “di passaggio” dell’edicola per creare un punto di incontro minuscolo, ma molto vivo.

L’Edicola Acrobatica

Piazza San Carlo | Torino
Progetto temporaneo | dal 22 maggio al 2 giugno 2026
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Con EXPOSED Torino Photo Festival anche il chiosco di piazza San Carlo è diventato temporaneamente un esperimento urbano. Per alcune settimane l’edicola all’angolo con via Giolitti è stata trasformata in una specie di ibrido tra circo, archivio fotografico ed esposizione editoriale legata al lavoro di Paolo Ventura. Un progetto effimero ma molto simbolico: l’edicola torna a riempirsi di carta stampata e immagini, ma lo fa come installazione culturale contemporanea più che come punto di vendita tradizionale. Curato dalla Libreria Marini di Roma, il progetto riporta il chiosco alla sua vocazione originaria.

Sanduq, Edicola Collettiva

Corso Dante 90 | Torino
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Sanduq lavora sull’edicola come spazio collettivo e piattaforma culturale diffusa. Non solo punto fisico, ma luogo di incontro tra editoria indipendente, pratiche artistiche, ricerca visiva e comunità creative. In questi progetti l’edicola smette completamente di essere solo una funzione commerciale e torna a essere una piccola infrastruttura relazionale di quartiere.

Spaccio di Cultura – Portineria di Comunità a Porta Palazzo

Piazza della Repubblica, 1/F | Torino
Portinerie di comunità

A Porta Palazzo la trasformazione dell’edicola ha preso ancora un’altra direzione. Qui un vecchio chiosco è stato recuperato dalla Rete Italiana di Cultura Popolare e trasformato in Spaccio di Cultura – Portin njeria di Comunità: un piccolo presidio urbano dove oggi convivono supporto burocratico, aiuto digitale, corsi di lingua, book sharing, attività di quartiere e servizi di prossimità. Più che un progetto culturale nel senso classico del termine, è un tentativo di usare l’edicola come infrastruttura sociale minima. Qui il chiosco torna quasi alla sua funzione originaria: non vendere qualcosa, ma creare una presenza continua.

Dada Bar – il bistrot francese lungo la Dora

Lungo Dora Savona, 31A | Torino
Lu – Ve | 7.30 – 22
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Infine un progetto scoperto quasi per caso chiacchierando con amici: Dada Bar Bistrot, piccolo spazio affacciato sulla Dora. Un luogo piccolino, con pochi coperti e l’atmosfera informale che sforna Croque Monsieur, Croque Madame, quiche e insalate. La proposta gastronomica guarda apertamente alla Francia, tra piatti da bistrot, vini, aperitivi e una cucina pensata più per stare insieme che per la ristorazione tradizionale. Un luogo dove unire spazio individuale e comunitario e dove le persone si fermano velocemente, socializzano. È il tipo di utilizzo che oggi molte città stanno cercando di incentivare nei vecchi chioschi urbani.

Le edicole del futuro riusciranno a salvare la cultura in strada?

Nessuno sta davvero salvando le edicole nel loro significato originario. Ma è anche vero che nessuno compra più il giornale tutti i giorni nelle stesso modo in cui faceva vent’anni fa. Questi piccoli chioschi però ci piacciono ancora e (per fortuna) continuano ad avere senso. Perché le città hanno ancora bisogno di luoghi minuscoli dove succede qualcosa.

Da quando ho iniziato a interessarmi di sostenibilità sono diventata vegetariana, ho venduto la macchina e ho preso un PhD. Ma non chiedermi di smettere di viaggiare.

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