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Rifugio Willy Jervis – Tra polenta, ramponi e benedizioni

Rifugio Willy Jervis – Tra polenta, ramponi e benedizioni

Ogni anno ci promettiamo, intorno a ottobre, davanti a una (due, tre, quattro) birr* che l’inverno seguente Le Strade sforneranno poderosi consigli sulle gite in montagna, su dove andare a sciare, su quali rifugi visitare, sulle Best polenta-e-salsiccia in the world, ecc …
Poi ogni anno, intorno a Marzo, davanti a una (due, tre, quattro) birr*, ci ri-promettiamo che lo faremo l’inverno prossimo, perché in quello appena passato siamo andati una sola volta in montagna, faticosamente aggiungerei, e ci abbiamo messo un’intera stagione a scriverne.

Quest’anno il cibo ha vinto su tutto. Ce ne siamo sbattuti di attrezzatura (insufficiente), ore di cammino (poche), della vista (bella comunque), dell’allenamento (poco pure quello) e abbiamo deciso di andare al Rifugio Willy Jervis, nella conca del Pra, in Val Pellice.
A seguire cronistoria dei fatti.

Rifugio Willy Jervis
Conca del Pra | Val Pellice

Sempre aperto | Prenotazione consigliata

Prezzo | €€

Tempo di salita : 1.15 / 1.30
Note : Consigliato abbigliamento tecnico e ramponcini antiscivolo nel periodo invernale

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Io guida con due manzi sulla coscienza

Organizzare di andare in montagna è abbastanza una rottura di palle, cioè, andare in montagna è bellissimo, ma tutto quello che lo precede è una palla. Solitamente i gruppi sono eterogenei e spetta sempre a un elemento designato decidere dove andare, in che modo e in che tempi, solitamente il membro del gruppo reputato più esperto in materia, il chè è molto diverso da essere realmente ESPERTO IN MATERIA.

In questo caso, l’elemento, ero io. Gli altri due, i due fotografi più belli d’Italia, Fabiofacose e il sogno di tutte le madri per le loro figlie anche chiamato Filippo, the adventurer&reel maker.

Appuntamento a Pinerolo, snodo strategico per l’accesso alle valli circostanti, punto colazione e “ci vediamo lì e poi andiamo su con una sola macchina”, Filippo in ritardo.
Come tutti gli approcci ai sentieri la strada è eterna, non finisce più, e quando arrivi ti sembra già di averne i cojoni pieni, noi però abbiamo tenuto duro perchè avevamo il CD del Festival Bar 2004 che mi si è incastrato in macchina quindi PRESABBENE.

Filippo mi chiede quanto ci mettiamo a salire perchè deve andare a prendere sua mamma dal parrucchiere.

Da Villanova alla Conca del Pra guida for dummies

Lasciata dietro le spalle la ridente Pinerolo si sale in direzione Bricherasio-Val Pellice poi una volta arrivati a Bobbio si punta dritti a Villanova, punto di partenza di due sentieri per la salita alla Conca del Prà e al rifugio.
Noi per ragioni di ghiaccio scegliamo il sentiero più semplice, più pianeggiante e più lungo, ma ai meglio attrezzati, oppure nelle stagioni più calde, consiglio di attraversare la borgata di Villanova e prendere il sentiero più breve, più esposto e più adventurer – come Filippo.

A questo punto confesso che più che una salita in rifugio questa è una passeggiata, sì perché arrivare al Jervis è uno delle più semplici gite in zona, adatta a tutti i livelli di camminatori, anche quelli che vanno in Val Pellice e taggano le foto con #wanderlust.
Il sentiero è per lo più dolce e in circa 1.15 ora si arriva alla Conca del Pra, un pianoro lungo circa 3km a 1700-1800m s.l.m dove si trovano diversi alpeggi e la nostra amata polenta.

Filippo è positivo, vista la salita probabilmente riuscirà ad andare a prendere sua mamma dal parrucchiere.

Il rifugio, la polenta, la stufa…

Il Jervis è un rifugio per tutti, belli e brutti, ristrutturato da poco e i ragazzi che lo gestiscono sono disponibili e sorridenti, cosa abbastanza inusuale per i rifugisti. Un’ampia sala centrale per i mesi più freddi, una balconata con tavolate per quelli più caldi, al primo piano camerate con letti a castello oppure alcune doppie per fare le cosacce vista montagna.

Ha la nomea di essere una delle migliori cucine in (semi) alta quota, noi ci siamo fidati di ciò e abbiamo fatto bene. Menù di montagna ovviamente, siamo qui per questo, tagliatelle, salumi, formaggi, polenta taragna con salsiccia o spezzatino, torte e dolci che difficilmente troverete in altri rifugi di montagna. Presente anche una selezione di panini per chi vuole rimanere più leggero.

Ci lanciamo sul menù completo e con 18 euro ci arriva: antipasto misto che comprende i tomini al verde che dopo averli mangiati non limoni manco se vai a pagamento, lardo che ti si scioglie in bocca, e coppa; si prosegue poi con la polentata con formaggio accompagnata da salsiccia e spezzatino in umido, si chiude con il dolce.

Porzioni generose, tutto buono da paura. Bagnate tutto con vino rosso, ma occhio che prima o poi a valle dovrete scendere.

Filippo mi chiede quanto ci mettiamo a scendere e se secondo me riuscirà ad andare a prendere sua mamma dal parrucchiere.

Combattiamo la sonnolenza post-prandiale davanti alla grande stufa a legna, svaccati sul divano, e abbandoniamo il rifugio davvero con mala voglia.
Il cameriere ci chiede se abbiamo i ramponi, rispondiamo di no, ci benedice e ripartiamo.

La discesa senza ramponi è ricca di cadute, scivoloni e bestemmie.
Mi torna in mente il cameriere.

Arriviamo lentamente alle macchine.
È sera.
Fabiofacose è caduto.

Filippo non è riuscito ad andare a prendere sua mamma dal parrucchiere.


All images © 2022 Fabio Rovere

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