Se siete Torinesi l’avete sentito ripetere più e più volte. Se vi siete trasferiti da poco, probabilmente è una delle cose che vi hanno ripetuto i Torinesi che avete conosciuto. Torino è spesso soprannominata la piccola Parigi perchè a noi autoctoni (nope non mi farete dire quella parola!) piace sottolineare le numerose affinità che condivide con la capitale francese, sia dal punto di vista architettonico che culturale. I viali alberati di Corso Vittorio ricordano i boulevard parigini, i caffè storici torinesi evocano l’atmosfera dei bistrot parigini, gli edifici in stile Liberty torinese richiamano l’Art Nouveau parigina. Ma anche il Quadrilatero, con le sue stradine acciottolate, botteghe artigiane e bistrot, ricorda l’atmosfera bohémienne del Marais di Parigi. O almeno così ci piace pensare. Oggi vogliamo così esplorare fino in fondo questo stereotipo, che ha però delle origini reali e portarvi alla scoperta di tutti quei luoghi per ritrovare un po’ di Francia anche a Torino!


Torino e la Francia: una storia di confini mobili e alleanze strategiche
Piccola intro storica per capire che cosa ci sia al di là degli stereotipi e delle dicerie. I legami storici tra Torino e la Francia sono profondi e stratificati, radicati nella comune appartenenza della dinastia dei Savoia a territori oggi divisi tra Italia e Francia. Magari ve lo hanno detto fino alla nausea alle elementari, ma fin dal Medioevo, i Savoia governavano un’area che comprendeva sia la Savoia francese sia il Piemonte, e mantennero per secoli rapporti stretti con la corona francese, alternando alleanze strategiche e conflitti per il controllo delle Alpi. Il legame si fece ancora più evidente nel Seicento, quando Cristina di Francia, figlia del re di Francia Enrico IV, sposò Vittorio Amedeo I e portò alla corte torinese usi, architetture e gusto francesi, lasciando un’impronta duratura sul volto della città. Nei secoli successivi, Torino oscillò tra influenze francesi e spinte autonomiste, fino alla definitiva cessione della Savoia alla Francia nel 1860, come contropartita dell’appoggio di Napoleone III all’Unità d’Italia. La storia tra Torino e la Francia è dunque fatta di confini mobili, famiglie reali intrecciate e continui scambi culturali.

Foto © Filippo Racanella

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Foto © Mirko Mina
Quando Torino guardava a Parigi: tetti, piazze e palazzi alla francese
Castello del Valentino
Questo è forse l’esempio più emblematico: ristrutturato nel Seicento per volere di Cristina di Francia, il castello venne trasformato in una sontuosa dimora in stile francese, con pianta a U, facciata a padiglioni e tetti mansardati in ardesia, tipici dell’architettura parigina.
Reggia di Venaria Reale
Impossibile non ritrovare l’influenza francese sull’architettura e l’impianto urbanistico della Reggia di Venaria. Commissionata nel 1658 da Carlo Emanuele II di Savoia come residenza di caccia e simbolo del potere ducale, Venaria fu progettata inizialmente da Amedeo di Castellamonte con un impianto monumentale ispirato alle residenze reali francesi, in particolare Versailles. La corte sabauda guardava alla Francia come modello di raffinatezza e autorità, e questo si riflette nella struttura della reggia: una composizione scenografica a padiglioni, un’asse centrale che collega il palazzo alla città e, soprattutto, un sistema di giardini formali alla francese. I giardini sono un omaggio diretto al gusto di André Le Nôtre, giardiniere di Luigi XIV: simmetrie perfette, parterre de broderie, viali prospettici, fontane e sculture che creano una visione ordinata e grandiosa della natura. Anche l’uso del gioco di assi visivi tra la residenza, la cappella e il parco riflette il rigore geometrico e simbolico tipico del barocco francese.

Piazza San Carlo
Soprannominata la “piazza reale” di Torino, ricorda nella sua simmetria e monumentalità le grandi piazze francesi come Place des Vosges. I portici eleganti e gli edifici gemelli (le due chiese barocche) riflettono un ordine scenografico di chiara ispirazione classica francese.

Giardini Reali (Parterre Nord)
Progettati nientemeno che da André Le Nôtre (il celebre architetto dei giardini di Versailles), questi giardini rappresentano il massimo esempio di geometria e rigore francese a Torino. Passeggiare qui significa camminare nella stessa visione estetica del Re Sole.
Giardino Sambuy (Piazza Carlo Felice)
Realizzato nel 1861, è un gioiello di stile francese con vialetti curati, un gazebo per concerti e aiuole simmetriche, pensato per accogliere chi arrivava in città con un’eleganza cosmopolita.
Corso Francia
Non si può parlare di questo legame senza citare Corso Francia. Con i suoi quasi 12 chilometri, è uno dei corsi rettilinei più lunghi d’Europa. Fu voluto da Vittorio Amedeo II proprio per creare un asse monumentale verso la reggia di Rivoli e, idealmente, verso la terra d’origine dei Savoia.
Quadrilatero Romano
Il Quadrilatero Romano, racchiuso tra l’antica Porta Palatina e le eleganti propaggini del centro sabaudo, rappresenta il punto d’incontro più suggestivo tra il rigore di Torino e la vibrante art de vivre francese richiamando quartieri iconici come Montmartre o il Marais. Passeggiando tra via Sant’Agostino e via della Consolata, il reticolo di vicoli lastricati in san pietrini e le piazze intime evocano uno stile di vita squisitamente francese, fatto di botteghe artigiane e dehors affollati.

Casa Fenoglio-Lafleur
Capolavoro del Liberty torinese (Art Nouveau), realizzata all’inizio del Novecento, presenta decorazioni floreali, vetrate colorate, e una sinuosità delle forme che dialoga apertamente con le architetture parigine dello stesso periodo firmate da Hector Guimard.

Ponte Vittorio Emanuele I
Fu costruito proprio per volontà di Napoleone Bonaparte tra il 1810 e il 1813. È il ponte che collega Piazza Vittorio alla Chiesa della Gran Madre, ed è un raro esempio di opera pubblica napoleonica rimasta intatta a Torino.

La baguette non è più di moda
La Baguette è uno dei pani più iconici della tradizione francese: una pagnotta lunga e sottile, con crosta croccante e mollica soffice e alveolata. La versione classica misura circa 60–70 cm di lunghezza e pesa intorno ai 250 g, con i tipici tagli diagonali sulla superficie che permettono al pane di svilupparsi durante la cottura. La sua origine risale alle tecniche di panificazione diffuse in Francia nel XIX secolo, quando l’uso dei forni a vapore permise di ottenere pani più leggeri con croste sottili e croccanti. Con il tempo la baguette si impose come il pane quotidiano dei francesi, diventando un vero simbolo nazionale; nel 2022 l’arte della baguette è stata inserita nel patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.
Non è il pane più diffuso nella panificazione piemontese, ma alcuni forni artigianali la producono o lavorano con tecniche francesi.
Cerea Artisan Bakery | Via Giuseppe Barbaroux, 8 – Torino | Scopri di più
La baguette di Cerea Artisan Bakery nasce da una panificazione molto attenta alla fermentazione naturale. Il pane viene realizzato con lievito madre e farine italiane macinate a pietra, con l’obiettivo di ottenere prodotti digeribili e ricchi di sapore. Il risultato è una baguette dalla crosta croccante e dalla mollica leggera, che riflette l’approccio artigianale del laboratorio fondato dal panificatore Francesco Gaetano, un luogo che mescola influenze internazionali e tecniche di panificazione contemporanee.

Forno Belfiore | Via Belfiore, 51 | Scopri di più
La baguette di Forno Belfiore è uno di quei prodotti che raccontano bene il lavoro del forno. Non è una baguette canonica francese, ma una versione più contemporanea: crosta ben sviluppata e croccante, mollica irregolare, lievitazione naturale e lavorazioni lente. È un pane pensato più per chi cerca una certa attenzione alla materia e al processo che per l’abitudine quotidiana e funziona proprio per questo.
Forno Che Pan
Da Forno Che Pan, uno dei forni più giovani della città, la baguette rientra in una produzione che ruota intorno a pane con lievito madre e lavorazioni artigianali. Il laboratorio lavora con lunghe fermentazioni per sviluppare profumo e struttura, ottenendo pani dalla crosta fragrante e dalla mollica ben sviluppata. In linea con lo stile del forno, la baguette è pensata come un pane quotidiano ma curato, da usare sia al naturale sia per panini e preparazioni veloci.
Panacea
La baguette proposta da Panacea nasce all’interno di un progetto più ampio: una cooperativa sociale che unisce panificazione artigianale e inclusione lavorativa. Qui il pane è preparato con pasta madre viva, grani antichi e farine macinate a pietra, ingredienti scelti per ottenere un prodotto nutriente, digeribile e legato a una filiera sostenibile. Anche la baguette segue questa filosofia: una crosta croccante e una mollica morbida, frutto di fermentazioni lente e di un processo produttivo che mette al centro qualità e valore sociale del lavoro.

Pier Boulangerie | Via Santa Croce, 0/A
Pier Boulangerie è la nuova apertura sulla bocca di tutti a Torino, una boulangerie dichiaratamente francese che ha acceso subito aspettative altissime. E inevitabilmente, tra tutte, la domanda è una: com’è la baguette? Per ora non l’abbiamo ancora assaggiata, ma proprio per questo la curiosità è ancora più forte.
Burro salato, formaggi e prodotti tipici: la tua spesa francese a Torino
Tra gastronomie, piccoli negozi specializzati e mercati gourmet, non mancano i posti dove fare una spesa francese degna di una boulangerie o di un bistrot parigino. Dal burro demi-sel perfetto per tartine e viennoiserie ai formaggi come Comté, Brie e Roquefort, fino a senapi, confetture e altri prodotti iconici: basta sapere dove cercare per riempire il cestino con i grandi classici della tradizione gastronomica francese.
Bel e Bon | Via Vanchiglia, 21 | Torino – Scopri di più
Un’autentica épicerie fine francese nel cuore di Vanchiglia. Qui trovi formaggi AOP, burro salato, foie gras, crème fraîche, ma anche madeleine, biscotti bretoni, mostarde di Digione, cioccolato artigianale, vini e champagne da piccoli produttori francesi.
Amaury Fromager | Via Giambattista Bogino, 19/D – Scopri di più
Fondata da Amaury Jiménez, originario di Lione e diplomato crémier-fromager, la boutique offre una selezione di circa 70 formaggi francesi provenienti da piccoli produttori artigianali. Tra le specialità ci sono formaggi a crosta fiorita come il Camembert e il Brillat-Savarin, formaggi a crosta lavata come l’Époisses e il Reblochon e caprini stagionati come il Crottin des Deux-Sèvres. Oltre ai formaggi, Amaury propone burro salato, crème fraîche della Normandia, yogurt artigianali e una selezione di vini naturali provenienti da regioni come la Borgogna, la Loira e la Valle del Rodano.
La Cave A Millesimes | Corso Alcide De Gasperi, 21
Questa è una delle enoteche più raffinate della città per chi ama il vino francese. Qui la Francia è protagonista assoluta, con una selezione curata di Champagne da piccoli vigneron, Bordeaux di pregio, Bourgogne da domaine di nicchia, Sancerre, Chablis, e tante etichette meno note ma sorprendenti, spesso da agricoltura biologica o biodinamica. Oltre ai vini, La Cave propone anche una scelta selezionata di spirits francesi: cognac, armagnac, calvados, liqueurs d’antan.
Parigi means pain au chocolat: questi i miei preferiti
Raghi io lo so che qualcuno (anzi più di uno) si arrabbierà. Io lo so che qualcuno (tantissimi) non sarà d’accordo con me. Però, spiace, ma questo articolo lo sto scrivendo io quindi qui finiranno i miei pain au chocolat preferiti in città. Piccola nota ‘tecnica’: io amo il burro, ma non amo che sia eccessivo quindi adoro la viennoiserie di ispirazione francese, ma che rimane comunque un po’ leggera e soprattutto ariosa! Please don’t judge me e sarò felice di non essere d’accordo con tutti!
Farmacia del Cambio | Via Vanchiglia, 21 | Torino – Scopri di più
Il pain au chocolat della Farmacia del Cambio è una viennoiserie sfogliata e dorata, realizzata con un impasto ricco di burro lavorato a strati sottili per ottenere una consistenza croccante all’esterno e soffice all’interno. Al centro custodisce il cioccolato fondente, che resta morbido e intenso al morso, creando un contrasto elegante con la leggerezza dell’impasto. Un pain au chocolat che rimane fedele alla tradizione francese della viennoiserie, ma con la precisione tecnica e l’estetica contemporanea che caratterizzano tutta la pasticceria della Farmacia del Cambio.

Maicol Pasticceria | Via Giambattista Bogino, 19/D – Scopri di più
Il pain au chocolat di Maicol Pasticceria è una viennoiserie dalla sfogliatura precisa e leggera, realizzata con un impasto laminato ricco di burro che cuoce fino a diventare dorato e croccante all’esterno, mantenendo un interno soffice e alveolato. Al centro si trovano due barrette di cioccolato fondente, che regalano una nota intensa e leggermente amara, in equilibrio con la dolcezza dell’impasto. Un classico della tradizione francese interpretato con grande attenzione alla consistenza e alla qualità delle materie prime.

Tarì Cake Lab | Via Giuseppe Mazzini, 29a – Scopri di più
Il pain au chocolat di Tarì è uno sfogliato generoso, dalla forma squadrata e dalla stratificazione molto evidente. La pasta, ricca di burro e lavorata con cura, cuoce fino a diventare dorata e croccante all’esterno, mantenendo un interno leggero e ben alveolato. Al centro due barrette di cioccolato fondente che regalano profondità e bilanciano la dolcezza dell’impasto. Accanto alla versione classica, Tarì propone anche il Pain au chocolat “Ritz”, ispirato alla creazione del pastry chef parigino François Perret: grazie alla laminazione inversa la sfoglia risulta ancora più croccante all’esterno, mentre all’interno rimane la barretta di cioccolato morbida e scioglievole che accompagna ogni morso. Una versione più dinamica e giocosa del grande classico, che negli ultimi mesi è diventata una presenza fissa al banco, ogni giorno accanto al pain au chocolat tradizionale.

Piccoli angoli di Bretagna sparsi tra le vie torinesi
Piccoli angoli di Bretagna sparsi tra le vie torinesi. Certo, non siamo a Parigi – e nemmeno a Rennes o a Saint-Malo – ma basta entrare in una crêperie, sentire il profumo del burro sulla piastra e vedere una galette di grano saraceno che prende forma per avere la sensazione di essere finiti per un attimo in Francia. Non è la Bretagna, ma tra crêpes dolci e galettes salate preparate al momento, Torino offre più di un posto dove concedersi una piccola fuga bretone.
Adonis Creperie | Via Vanchiglia, 21 | Torino – Scopri di più
Nel cuore di San Salvario, Adonis si distingue come un angolo di autentica tradizione bretone. Le crêpes, sia dolci che salate, sono preparate con farine macinate a pietra e farcite con ingredienti selezionati, come formaggi francesi, prugne d’Agen e burro bretone. Ideali da gustare con un bicchiere di sidro bretone servito nelle tradizionali tazze di ceramica.

Bariolè | Via Giambattista Gropello, 6 | Torino – Scopri di più
Una crêperie nel quartiere Cit Turin dove pranzo e cena diventano un momento conviviale tra colori, sapori e combinazioni creative. Il locale, curato nei dettagli dalla proprietaria Daniela insieme al marito Martin, accoglie gli ospiti in un ambiente vivace con cucina a vista e un’atmosfera informale. Protagoniste assolute del menu sono le crêpes dolci e salate, preparate con diversi impasti – classico, mix con grano saraceno o solo saraceno come nelle galette bretoni – e farcite con ingredienti che mescolano prodotti del territorio e sapori internazionali.

Chez Camille Petit Bistrot | Via Giambattista Bogino, 4 | Torino – Scopri di più
Un piccolo bistrot nel centro di Torino dedicato alle galette bretoni, preparate secondo la tradizione con farina di grano saraceno, acqua e sale. Il locale nasce dal progetto di Diego che ha studiato in Francia l’arte della galette e ha deciso di portarla in città. Le galette, croccanti e dorate, vengono farcite con ingredienti freschi che mescolano ricette francesi e prodotti del territorio, molti dei quali acquistati ogni giorno al mercato di Porta Palazzo. Il menu si completa con crêpes dolci, insalate e aperitivi a base di sidro di mele e formaggi francesi.

Il rito dell’apéro e i bistrot che quasi ti sembra di stare a Parigi
A Torino l’apéro – quell’aperitivo leggero e conviviale che in Francia segna il passaggio tra pomeriggio e sera – si è ritagliato un piccolo spazio tutto suo. Non è esattamente Parigi, ma ci sono locali dove il rito di un bicchiere prima di cena si vive con lo stesso spirito: tavolini ravvicinati, un calice di vino o un cocktail ben fatto, qualche piattino da condividere e il piacere di restare a chiacchierare senza fretta. E ora che sta arrivando la primavera non vediamo l’ora di allungare l’apéro in una serie di chiacchiere infinite.
CouCou | Via Carlo Ignazio Giulio, 2/G
Piccolo bistrot in Quadrilatero nato dall’idea di tre giovani soci appassionati di cucina e vini francesi. L’ispirazione è quella del bar à vin parigino, dove si beve bene e si mangiano piatti semplici ma curati, pensati spesso per essere condivisi. La cucina guarda chiaramente alla Francia, con piccoli piatti e ricette che mescolano tecnica francese e ingredienti mediterranei: in carta si trovano preparazioni come soupe d’oignons, tartiflette, steak tartare o cordon bleu, accanto a proposte più creative e contemporanee. Anche la carta dei vini è completamente orientata alla Francia, con etichette ricercate e molte possibilità al calice.

Pastis | Piazza Emanuele Filiberto, 9
Pastis è invece uno degli indirizzi storici del centro dove il rito dell’aperitivo ha sempre avuto qualcosa di parigino. Tra tavolini all’aperto e una carta che strizza l’occhio alla tradizione francese, è il posto giusto per un bicchiere di vino o un cocktail prima di cena, in quell’atmosfera un po’ bohémien che ricorda i bistrot della rive gauche.
Scannabue | Largo Saluzzo, 25/h
Scannabue è uno dei bistrot più iconici di San Salvario e, pur proponendo una cucina profondamente piemontese, ha sempre avuto un’estetica e un’atmosfera che richiamano i bistrot francesi. Il locale, aperto nel 2008, è stato pensato proprio con questo spirito: un posto conviviale, rumoroso il giusto, dove si mangia bene ma senza formalismi, come accade nei ristoranti di quartiere a Parigi. Gli spazi sono raccolti, con tavolini piccoli e ravvicinati, pareti piene di quadri, targhe e oggetti, e un arredamento dal gusto vintage. È proprio questa disposizione un po’ serrata dei tavoli, insieme all’atmosfera vivace e conviviale, a dare al locale quel carattere da bistrot parigino “chiassoso e raccolto” che molti riconoscono appena entrati.
Rabarè | Via Maria Vittoria, 58/H
Rabarè è uno dei nostri locali amici, con una selezione molto ampia che guarda spesso alla Francia. Andrea, sommelier e anima del progetto, ha costruito una carta vini molto personale, fatta di piccoli produttori e bottiglie difficili da trovare altrove. Il vero filo con la Francia sta nella selezione delle bottiglie. Molte delle etichette provengono da regioni come Loira, Jura o Borgogna, territori fondamentali per scoprire i vini francesi. Andrea conosce molto bene questo mondo e sa guidare gli ospiti tra produttori e denominazioni, consigliando sempre il calice giusto per la serata. In breve, da Rabarè non si viene per mangiare francese, ma per bere Francia: un posto dove fermarsi per un bicchiere ben scelto e lasciarsi raccontare storie di vignaioli e territori.

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